Atti degli Apostoli 3. Capitoli 6-7

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Tra i capitoli 4, 5 e 6, si alternano le vicende del successo dell’evangelizzazione a Gerusalemme e la nascita dei primi problemi all’interno della comunità. Sebbene tutti di un solo cuore, abbiamo già visto morire due persone per questioni di soldi, e ora, al principio del cap. 6, troviamo due partiti che si scontrano, gli “ebrei” e gli “ellenisti”. È evidente che qui stiamo parlando di persone di religione ebraica, non essendo ancora aperto il campo di missione ai pagani, ma di due gruppi facilmente distinguibili. A questo proposito, la Traduzione Ecumenica della Bibbia francese (TOB) dice: “Questa distinzione tra Ebrei ed Ellenisti sembra costituire il riflesso, all’interno della comunità, di una situazione caratteristica del giudaismo in Gerusalemme (si veda, a tale proposito, anche Atti 9:29). Gli Atti sono l’unico documento che fa accenno a questi due gruppi ed è difficile sapere esattamente che cos’è che li distingue. Il luogo di nascita (la Palestina per gli ebrei, fuori della Palestina per gli ellenisti) deve costituire un criterio determinante, senza però rivelarsi indispensabile: Paolo, nato a Tarso e formatosi a Gerusalemme, può definirsi ebreo (si veda, in proposito, Il Cor 11:22). La lingua materna o quantomeno usuale (aramaico o greco) costituisce senza dubbio un secondo criterio, insieme con le Scritture (ebraiche o greche) che vengono lette correntemente. Infine e soprattutto, gli ellenisti dovevano essere in generale abbastanza più aperti degli ebrei nel loro modo di comprendere e di vivere il giudaismo o, come in questo caso, la loro fede cristiana”. A parte la divisione in base all’interpretazione delle Scritture, notiamo subito che il problema è di ordine tecnico, non teologico, e riguarda proprio il non essere “d’un cuore solo” così come Atti ha pubblicizzato fino ad ora. Gli ebrei sono accusati di trascurare le vedove elleniste, in modo simile alle accuse che Paolo rivolgerà ai Corinzi riguardo alla Cena del Signore (1Cor. 11:20-22). Se ora tornassimo all’episodio di Pentecoste, noteremmo come il parlare in lingue ha sicuramente favorito l’ascolto del Vangelo presso gli ebrei non nativi della Palestina, quindi, probabilmente, quelli che ora vengono chiamati ellenisti. Sono una parte cospicua della comunità, quindi, e le loro lamentele non possono rimanere inascoltate. Per questo sorge un problema: chi penserà a questa faccenda? È evidente che i Dodici prendono molto sul serio questo problema, e sin da subito si accorgono che è un problema della chiesa, e nella, e dalla chiesa va risolto. Alcuni notano una sorta di orgoglio e primato nel verso “Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense”, ma è anche vero che la presa di posizione degli Apostoli, la scelta democratica nella comunità, e l’imposizione delle mani sui prescelti, rendono noto che non si stanno scegliendo degli operai, o dei funzionari, ma dei ministri della Chiesa, che ricevono dal Corpo di Cristo l’autorità per svolgere i loro compiti. Insomma, da un lato vediamo come il sorgere dei ministeri all’interno della Chiesa è il frutto di una necessità, la risposta a problemi umani e può avvenire solo democraticamente dal basso, e non come imposizione dall’alto, ma dall’altra parte troviamo anche l’inizio di una gerarchia di ministeri, dove predicare sembrerebbe più importante che servire alle mense. I prescelti, simbolicamente sette, sono “pieni di Spirito e di sapienza”, ma per ora possono solo distribuire il cibo. I loro nomi ci mostrano che probabilmente erano tutti ellenisti, e di uno viene addirittura detto che era un proselito, quindi non ancora ufficialmente accettato nell’ebraismo. Per gli standard dei giudaizzanti, che volevano tutti i pagani circoncisi, questo Nicola doveva essere considerato alla stregua dei nostri simpatizzanti, cioè un non-battezzato. Pensiamoci, la prossima volta che dobbiamo decidere chi può ricevere un ministero dalla comunità. Continua a leggere

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Atti degli Apostoli 2. Capitoli 3-4-5

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Abbiamo chiuso il capitolo due con una comunità chiusa in se stessa che si era aperta al mondo grazie alla discesa dello Spirito a Pentecoste e al sermone di Pietro, ma che era poi tornata a guardare soprattutto all’interno, e che avevano raggiunto un’altissima coesione, chiudendosi all’esterno. La storia della chiesa comprende molti esempi di comunità cristiane di breve durata, che definivano la chiesa come un club di eletti, piuttosto chiuso e intimo. La tentazione di chiudersi al caldo delle nostre comunità, e non uscire nel mondo freddo e crudele, è sempre presente.

2.1 Capitolo 3

Ecco perché Luca comincia il capitolo tre con un episodio di confronto tra la chiesa e il mondo. In questa fase, la chiesa nascente non è per nulla separata dall’ebraismo militante, per cui vediamo Pietro e Giovanni, recarsi al Tempio come ogni ebreo a Gerusalemme, e lì incontrare i mendicanti che sappiamo non potevano mettere piede all’interno, in questo caso uno storpio che chiede loro del denaro. La questione del rapporto col denaro tornerà diverse volte, nel libro degli Atti: A Efeso, Paolo provoca le ire degli artigiani pagani (At 19:21-41), In Macedonia, Paolo e Sila si scontrano con padroni che guadagnano molto dai loro schiavi, e vengono messi in prigione (At 16:16-34), Simon Mago crede di poter acquistare lo Spirito Santo (At 8:9-24). La comunità che mette in comune beni e bisogni non ha denaro da poter dare, ma sa aiutare in molti modi, non solo coi soldi. Pietro offre l’unica cosa che ha, il nome di Gesù Cristo. La guarigione dello zoppo è particolarmente d’effetto, perché oltre a togliere la malattia, toglie anche l’ignominia e l’impossibilità di entrare nel Tempio, e quindi provoca “meraviglia e stupore”, che permettono a Pietro la seconda predicazione, su cosa significhi veramente guarigione, e del suo legame con la salvezza, in Cristo. Mentre la guarigione è un “miracolo”, ovvero è mirabile, può essere vista da tutti, solo la predicazione permette la conoscenza della salvezza. Pietro sottolinea con chiarezza che lo storpio non è stato guarito dal potere dell’apostolo, ma dal nome di Gesù, non è successo nulla di magico, perché Cristo ha il potere di salvare, e anche di guarire. Nella sua predicazione evangelistica, Pietro pone Gesù al centro dell’evento, lo presenta come mediatore vivente con Dio, e spiega la sua morte non in virtù di un sacrificio d’espiazione voluto da Dio, ma a causa della malvagità umana. Pietro dice a chi ascolta che è colpa loro e della loro ignoranza se Gesù è morto, ma che Dio ha sconfitto questa ignoranza con la sua potenza, resuscitando Gesù, e che quindi si può rimediare all’errore fatto, credendo e accettando il Signore. Insomma, niente di diverso da quel che predichiamo noi ogni domenica: credi, accetta Gesù come tuo personale Salvatore e Liberatore e sarai salvato. A questo punto, Gesù è il Messia atteso dal popolo ebraico, e solo per loro è presentato come Salvatore. Ma non tutti i figli di Abramo possono essere considerati “il vero Israele”, bensì quelli che rimangono nella scia già segnata dai patriarchi, da Mosè e dai profeti, come chi è stato fedele a loro è stato parte del popolo eletto da Dio, così ora il popolo eletto è formato da chi crede nei patriarchi, in Mosè, nei profeti e accetta Gesù come il Messia atteso. Insomma, è sempre un atto di conversione e di riconoscimento che ci mette nel numero dei salvati, non è l’essere nati o meno in un certo popolo. Continua a leggere

Atti degli Apostoli 1. Capitoli 1-2

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Ogni studio che voglia ripercorrere l’intero libro degli Atti non potrà che fermarsi brevemente, sui singoli passaggi, e la divisione schematica in pericopi, così come la divisione tematica, saranno usati alternativamente per presentare alcuni spunti interessanti alla discussione.

La sovrascritta di 1-2 lega nei contenuti il libro al vangelo di Luca, come già detto, l’introduzione poi si sofferma sull’insegnamento esoterico di Gesù agli apostoli, che vengono sin da subito presentati come diversi dal resto dei discepoli, ovvero dalla chiesa.

Ad essi viene detto di non muoversi fino alla discesa dello Spirito, per poi cominciare a predicare, concentricamente da “Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”.

L’ascensione è presentata come apoteosi del Re Vittorioso, e, come abbiamo già detto, come apertura di una nuova pagina, al contrario del Vangelo che usava la stessa scena per chiudere la storia del Gesù terreno. L’Ascensione permette anche di introdurre il tema del ritorno, ritorno corporeo, come sottolinea sin da subito Ignazio nella sua epistola agli Smirnei, e che deve essere preceduto dall’azione, come gli angeli ricordano agli apostoli immobili davanti alla scena. Continua a leggere

Atti degli Apostoli – Introduzione – 2a parte

Apostles3.tif0.2 Il contenuto dell’opera

0.2.1 Atti, un libro storico e catechistico

Il libro degli Atti comincia con la comunità in attesa che qualcosa succeda, se Dio non avesse fatto nulla, non avesse detto nulla non vi sarebbe stata nessuna comunità. C’è la chiara idea che dietro ciò che succede ci sia una presenza attiva. Dio non è soltanto un personaggio della storia ma ne è l’autore che la rende possibile e la cui natura e i cui propositi si rivelano della narrazione. Chi legge diventa il destinatario della promessa. Il testo infatti non si limita a descrivere la natura di Dio ma interpreta la sua promessa di darci un nuovo cielo in una nuova terra, in un mondo dove Dio si impegna a mantenere le sue promesse.

Luca racconta la storia di Gesù descrivendolo come se fosse il fondatore di una nuova comunità, un fondatore che si preoccupa della sua comunità dopo la propria scomparsa; inoltre la storia è presentata in modo tale che i Dodici e Paolo riproducano nelle loro esistenze certi eventi fondamentali della vita del Gesù terreno, lo stile di vita della nuova umanità dimostra pertanto di essere radicato nel ministero di Gesù stesso. Come detto, non possiamo leggere atti come un libro di storia non è un rapporto oggettivo imparziale dei fatti ne pretende di esserlo, facendone una mera critica storica lo ridurremmo al livello di una povera risorsa secondaria, una miniera da cui ricavare una ricostruzione del cristianesimo delle origini, una storia romantica e idealizzata della Chiesa antica o una esplicita polemica menzognera e selettiva al servizio di una faida interecclesiastica da molto tempo dimenticata. Ciononostante, le questioni storiche non sono irrilevanti per lo studio degli Atti.

Luca si occupa di interpretare i fatti della storia di 23 anni, non si interessa effettivamente delle azioni di tutti gli apostoli, Pietro e Paolo sono descritti come discepoli preminenti, sebbene alcuni progressi più significativi per la diffusione delle Vangelo non siano attribuiti ai Dodici.

Atti si presenta come un testo storico, ma anche catechistico, ha una chiara impostazione omiletica, ma è rivolto all’interno della comunità. L’opera di Cristo e dello Spirito ha un peso notevole, così come si notano la cura nel mostrare la diffusione del Vangelo dalla Giudea alla Samaria agli angoli del mondo pagano, i rapporti conflittuali con il potere politico di Roma per il riconoscimento del cristianesimo come religione lecita, e l’interesse ecumenico nel risanare le scissioni tra le componenti del cristianesimo antico, che come vedremo sono più complesse della sola distinzione giudeo-cristiani contro gentili. Atti, insomma, si presenta come un resoconto del potere della Parola di Dio che supera ogni barriera e rende manifesti i suoi piani sorprendenti. Luca è un organizzatore e un interprete della storia reale ma anche un predicatore e un artista oltre che un collezionista e un arrangiatore critico del materiale a sua disposizione. Il libro degli Atti rappresenta una maniera creativa di organizzare la tradizione in modo che la nostra fede possa esserne rafforzata.

0.2.2 Atti, un libro parenetico sullo Spirito Santo

In tempi critici sembra necessario scuoterci per poter rilanciare la dura speranza cristiana che nasce dall’albero della croce di Gesù, portandone tutto il peso di debolezza, impotenza e frustrazione che furono già del Crocifisso. A questo scopo sembra provocatorio il confronto con le prime comunità cristiane che Luca ci ha presentato il libro degli Atti degli Apostoli. È sintomatico che all’inizio della Chiesa Luca ponga il soffio del vento dello spirito che fa uscire in piazza gli apostoli dal luogo dove si erano chiusi a protezione. Nel libro degli Atti, in realtà, non ci vengono offerti modelli da seguire, ma comunità cristiane del futuro da costruire, troviamo un’autorevole indicazione per riscoprire e verificare la nostra vera identità di Chiesa del Signore Gesù, parallelamente al testo siamo chiamati a rileggere criticamente noi stessi e le nostre comunità.

Gli Atti nascono dalla drammatica esperienza del ritardo della parusia. I cristiani della prima generazione aspettavano il ritorno di Cristo da un momento all’altro, lo stesso Paolo condivideva questo desiderio e viveva in questa aspettativa. Dopo la caduta del Tempio, la divisione dall’ebraismo, e la lotta con pagani ed ebrei per il riconoscimento e l’autodeterminazione, Luca prova a spiegare il presente partendo da alcune affermazioni:

1) Gesù non è ritornato come noi aspettavamo, ma neppure egli doveva ritornare; ci siamo sbagliati tutti ad attenderlo a brevissima scadenza.

2) L’arrivo di Gesù non era la fine della storia perché questa ha ancora davanti un cammino da percorrere: il progetto divino non è ancora giunto alle sue ultime battute.

3) Luca esorta i credenti a fare i conti con i tempi lunghi della storia. che peraltro sono molto importanti nel disegno di Dio.

4) In particolare il progetto del Padre si realizza in tre tappe fondamentali: una prima fase preparatoria dell’Antico Testamento, la venuta di Cristo costituisce la seconda tappa che sta al centro della storia perché ne segna la svolta. Nel presente è in atto la terza e ultima fase.

L’errore delle prime comunità cristiane è quello di considerare l’arrivo di Gesù come la fine della storia. Luca invece parte dal ministero di Gesù per affermare che c’è uno sviluppo storico ulteriore: la propagazione dell’annuncio evangelico a tutto il mondo. C’è bisogno di tempi lunghi perché la predicazione apostolica del messaggio evangelico giunga a tutti gli uomini. Gesù si era limitato a far risuonare il lieto annuncio del Regno di Dio nel mondo giudaico, ma il progetto divino abbraccia anche il mondo degli esclusi, cioè degli incirconcisi.

Luca vuole rassicurare i cristiani delusi e smarriti dal ritardo di Cristo della loro utilità nel mondo: è mediante noi che Dio intende realizzare al presente il suo disegno di salvezza per mezzo della predicazione della Parola riguardante Cristo morto e risorto e soprattutto mediante la testimonianza vissuta della novità da lui rappresentata. Le comunità cristiane nascono dalla predicazione del Vangelo come realtà dinamica e ne sono il frutto. La Parola di Dio è forza creatrice che realizza quanto comunica e proclama. In breve le comunità sono il risultato dell’evangelizzazione che chiama efficacemente all’adesione di fede, di cui il battesimo costituisce il segno esterno, ma a loro volta le comunità cristiane generate dal Vangelo sono chiamate a evangelizzare. In sintesi le comunità cristiane nascono dal Vangelo, cioè dall’annuncio di Cristo morto e risorto ascoltato e creduto e quindi si fanno portatrici del Vangelo e non credenti.

Gli Atti degli Apostoli ci narrano come la Parola di Dio, l’annuncio riguardante Gesù Cristo, crei le comunità cristiane e sia annunciata dalle comunità al mondo. C’è la tentazione grave che la comunità cristiana voglia farsi padrona della Parola, invece gli Atti parlano di testimoni della Parola, persone che si sono dati anima e corpo a tramandare questa classifica: in testa c’è il progetto di Dio Padre, poi viene il Vangelo, che è il contenuto del progetto divino, ed è l’annuncio della storia di Cristo morto e risorto come unica via di salvezza, quindi viene la chiesa, che è il prodotto del vangelo proclamato e accolto nella fede, ed è chiamata, a sua volta, a farsi annunciatrice e testimone del vangelo, e quindi del progetto divino.

Atti racconta la storia della diffusione della chiesa nel mondo. Gerusalemme rappresenta il punto di partenza, laddove Gesù è stato rifiutato e ucciso, quello è il punto di partenza del nuovo mondo. La chiesa missionaria parte là dove il Salvatore aveva lasciato. Il primo salto di qualità avviene con la predicazione tra i samaritani: non totalmente pagani, ma nemmeno totalmente ebrei, e poi la corsa irrefrenabile che porta a Roma, centro politico e culturale che non può non diventare centro spirituale. Il libro degli Atti non si propone come storiografia laica, ma come testimonianza (ovvero una evangelizzazione, quindi un’opera teologica) dell’azione della chiesa in tutti i tempi, chiamata a uscire da se stessa e dai suoi spazi per lanciarsi in terre nuove.

L’autore del libro tende a minimizzare un problema che deve essere stato di grande importanza, ovvero l’adesione o meno all’ebraismo. Secondo le profezie, le nazioni sarebbero dovute venire ad inginocchiarsi a Gerusalemme, credere ed essere salvate. Questo implicava una totale adesione all’ebraismo come primo requisito per la salvezza. Nella chiesa di Gerusalemme, totalmente formata da ebrei, però, un piccolo gruppo, che ruotava intorno a Stefano e Filippo, cominciano l’evangelizzazione ai gentili. Paolo, dunque, non è un innovatore, ma a lui va il merito di aver impostato e risolto il problema teologico: la fede in Cristo è abbastanza per la salvezza, o ad essa va aggiunta l’osservanza religiosa? Il problema era profondamente radicato. Il popolo di Israele vive una fede rivelata basata sulla storia, non una fede positiva, basata sulla natura. Il Dio vero si riconosce nella storia del Suo popolo eletto, e abbandonare l’ebraismo sembrava un rinnegamento della storia della salvezza così come è contenuta nelle Scritture, ma Paolo riconosce che questo atteggiamento, la cui importanza, comunque, non è da sottovalutare, rischia di adombrare il ruolo salvifico di Cristo, unica Via per il Regno. Il cristianesimo rimane una religione rivelata, ma ha sempre il rischio della sclerosi, ovvero che le tradizioni, gli usi e i costumi religiosi finiscano per essere più importanti dell’annuncio della libertà in Cristo. Il libro degli Atti ci ricorda che il messaggio che annunciamo è Cristo, Parola di Dio, non la Bibbia. Detto questo, non possiamo non sottolineare la strenua lotta che Paolo condusse per tenere tutte queste istanze insieme, senza mai far separare giudeo-cristiani e pagano-cristiani, per questo la colletta per Gerusalemme non è elemosina al povero, ma segno di unione e cura ecclesiale. Per questo, Luca, tende ad armonizzare le posizioni, e a mostrare Paolo sempre in piena sintonia con Pietro, presentato come primo evangelizzatore agli ebrei, precursore della missione ai pagani, e voce razionale nel dibattito interno. Sebbene l’intento di Luca sia quello di presentare una chiesa costituita e organizzata, e sebbene si cada spesso in situazioni che dimostrano l’idea verticistica tipica di una certa organizzazione ecclesiastica, è chiaro sin dal principio che il libro degli Atti presenta una differenziazione dei carismi basati sulla diaconia, così troviamo apostoli, diaconi, missionari, anziani e discepoli presentati, di volta in volta, in diverse posizioni di guida, rispettando la descrizione di Paolo della chiesa come corpo dalle molte e diverse membra, tutte ugualmente necessarie e a servizio della crescita e maturazione del corpo stesso.

Solo un altro studio sugli Atti degli Apostoli – Introduzione – 1a parte

Apostles3.tif0. Introduzione.

Questo studio è stato condotto tra l’Ottobre 2013 e il Febbraio 2014 lungo svariati incontri. Le pericopi affrontate, per questo, sono spesso molto lunghe, e non rendono giustizia alla complessità e profondità del testo. D’altra parte, si è cercato di fermarsi sugli eventi più importanti con la cura necessaria, consapevoli che altri studi e altri approfondimenti sono sempre necessari.

Gli Atti degli Apostoli si presentano come una continuazione del lavoro fatto da Luca nel Vangelo che porta il suo nome. Il prologo dei primi versi e il racconto dell’Ascensione, presente anche nel Vangelo, si pongono come raccordo e cambio di marcia della seconda opera. Dove in Luca l’Ascensione è l’apoteosi del Cristo risorto, negli Atti è la conclusione del periodo di prova degli Apostoli e l’inizio del tempo dell’assenza di Cristo.

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