Anche i Benigni grideranno!

I Benigni grideranno: piccola meditazione su Benigni, i 10 Comandamenti e i 4 milioni di compenso.
(Originariamente pubblicata su Facebook il 21 Dicembre 2014)

Ancora non ho visto lo spettacolo, ma mi trovo in una situazione abbastanza chiara: alla maggioranza degli amici credenti, lo spettacolo è piaciuto. I non credenti si dividono, quindi, a conti fatti, direi più si che no.

Ma quando si parla di soldi, ecco la levata di scudi, e la lavata di capo: Benigni sta cosa doveva farla gratis, per la maggior parte della gente.

Certo, un premio Oscar, conosciuto in tutto il mondo, con la parlantina per tenere ore la gente davanti alla televisione a parlare di Divina Commedia, Costituzione, Inno di Mameli, tutte cose che gli italiani venderebbero per un gratta e vinci, dovrebbe fare le cose gratis perché sì.

Comunque, mi rivolgo in particolare agli amici credenti:
Diciamo che Benigni ha sbagliato. Diciamo che è peccatore (come tutti), diciamo che è irredento, diciamo che è un delinquente, un assassino, un blasfemo, che ha preso troppi soldi e li userà per i motivi sbagliati.

Quindi basta che il tramite sia indegno, e la debole e sciocca parolina di Dio non vale più?

Nel caso ditemelo, che smetto subito di ingannarvi, perchè anche io ho sbagliato, sono un peccatore irredento, un delinquente, per quanto ne sapete voi di me, potrei essere un assassino, e di sicuro uso male la mia vita, figuriamoci i miei soldi.

Poi penso a Zaccheo, a Levi, a Nicodemo, ai peccatori e le prostitute che mangiavano con Gesù, all’adultera alla quale Gesù dice di non peccare più, ma non torna a controllare, penso alle pietre che grideranno, se noi taciamo.
E allora, le pietre possono gridare la Parola di Dio e un ricco no? Un comico? Uno che prende 4 milioni?

Ascoltare la Parola di Dio e guardare il predicatore non è cristianesimo, ve ne rendete conto, vero?
Ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica, quello è cristianesimo.

E come Benigni la mette o la metterà in pratica, anche con quei 4 milioni in più, è questione tra lui e il Signore, e noi abbiamo l’ordine da Gesù di non giudicare, l’ORDINE, non il consiglio, o saremo giudicati con lo stesso metro. Per quanto siano infinitamente meno, noi che facciamo, con i nostri soldi?

Quindi, se volete dire che Benigni ha fatto un brutto spettacolo, ditelo.
Se volete dire che ha preso troppi soldi, ditelo.

Anche secondo me ha preso uno sproposito, ma capisco le regole del mercato e che un premio oscar di fama internazionale che ha una storia di share incredibile con argomenti “noiosi” possa prendere 4 milioni è quasi accettabile, in quel mondo.

Ma non dite che il senso di quel che ha detto è inficiato dal fatto che ha preso quei soldi, oppure state dicendo che solo i puri possono predicare l’evangelo, che lo Spirito non solo non soffia dove vuole, ma è legato alla moralità di chi testimonia, e che, insomma, Dio è troppo puro per la bocca dei peccatori, oppure troppo debole per imporsi su di essi, nonostante essi.

Se è troppo puro, io vado a fare il macellaio oggi, perché sono totalmente indegno della sua Grazia.
Se è troppo debole, mi cerco un dio migliore, il sesso, il potere, il denaro, il successo, perché già la mia vita è infima, figuriamoci se seguirò un dio infimo!

Quindi, ricordate, se noi stiamo zitti, o siamo incapaci di predicare a 10 milioni di persone in tutta Italia, anche i Benigni grideranno!

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Atti degli Apostoli 12. La Chiesa nel libro degli Atti

acts640x360Dalla presentazione che ne fanno gli Atti degli Apostoli, possiamo distinguere i lineamenti della comunità di Cristo pensata da Luca e dalla sua chiesa, distinguendo due aspetti essenziali: la comunità cristiana al suo interno, come comunità di condivisione, e vista nella sua proiezione esterna, ovvero comunità di testimonianza.

12.1 La chiesa al suo interno

Luca presenta la comunità di Gerusalemme, per la prima volta, al capitolo 2: “Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore” (Atti 2:42,44-46)

Si notano quattro momenti di aggregazione per i discepoli: Continua a leggere

Atti degli Apostoli 11. Capitoli 21 – 27

acts640x360Come abbiamo detto sin dall’inizio, Luca esplicita, nel libro degli Atti la sua idea di Chiesa: la retta predicazione di Cristo nasce dai Dodici che hanno conosciuto Gesù e deve necessariamente essere all’insegna della tradizione. La libertà e la potenza dello Spirito aiutano a spostare l’ago della bilancia dalla pedissequa attinenza alla tradizione ebraica, ad un nuovo concetto, veicolato da Paolo, anche lui profondamente radicato, in quanto fariseo, nella tradizione ebraica, nella sua opera missionaria ai pagani. Ciononostante, Luca continua a sostenere e mostrare che la retta osservanza della tradizione è ciò che distingue il pio dall’ingiusto. Abbiamo visto, al principio del capitolo, come Giacomo e la chiesa di Gerusalemme chiedano a Paolo di attenersi ad una purificazione al Tempio, richiesta alla quale Paolo si accosta ubbidiente, quale che fosse il suo stato d’animo. A contrasto stridente, ebrei che dovrebbero essere pii e seguire la tradizione, interrompono la purificazione per la loro rabbia nei confronti di Paolo. Nell’ultima parte del capitolo 21, vediamo come siano ebrei stranieri, e non palestinesi, a scagliarsi con maggior forza contro Paolo, e, come nel caso delle accuse mosse dai cristiani di Gerusalemme, vediamo che si aggrappano ad accuse mosse, dice Luca, senza fondamento. La falsità e la vacuità delle accuse, generano tumulto. Come era già successo con la rivolta ad Efeso, le autorità devono intervenire per sedare quello che sta diventando una rivolta contro tutti e contro tutto, una rissa reale. Le autorità, ovviamente, intervengono come sanno, mettendo in catene, prima di tutto, la vittima. Perché è sempre più facile fare affari con la massa violenta, che con il loro bersaglio. Paolo viene così legato da due catene, come se una non bastasse.Non solo, ma viene scambiato non per la vittima del pestaggio, ma per il sobillatore della folla. Continua a leggere

Atti degli Apostoli 10. Capitoli 18:24 – 21:27

acts640x360A discapito delle teorie di unificazione forzata, il libro degli Atti ci mostra che, sin dal principio, non si può parlare di cristianesimo ma di cristianesimi. Il cristianesimo di Pietro, radicato nella tradizione ebraica, è decisamente diverso dalla spinta esterna di Paolo, che a sua volta è diversa dall’entusiasmo del gruppo dei diaconi, per non parlare di tutte le vie di mezzo, a partire da Barnaba, per poi passare a Timoteo, a Sila, e tutti quelli che lavorano con Paolo per poi prendere strade diverse. Al principio di questo terzo viaggio missionario di Paolo, troviamo presentata la storia di Apollo, e Luca ci dice che il problema di Apollo non era la fede e lo zelo, ma l’attinenza teologica. Apollo conosceva solo il battesimo di Giovanni, non quello di Cristo. Questa notizia ha una importanza enorme, perché significa che Apollo aveva conosciuto Gesù da una fonte diversa da quella dei Dodici. I dodici battezzavano nel nome di Gesù, o nel nome della Trinità, e nessuno che avesse ascoltato la Parola da loro avrebbe potuto mancare di questo evento fondamentale. Apollo dimostra che la chiesa di Gerusalemme non era l’unica depositaria del Vangelo di Cristo, sebbene fosse quella formata dai primi discepoli di Gesù. Apollo era un ottimo cristiano: un egiziano, uomo eloquente e versato nelle Scritture, istruito nella via del Signore, fervente di spirito, predicatore e insegnante accurato. Purtuttavia, non conosce lo Spirito Santo. I suoi ascoltatori conoscono la differenza fra la Legge e il Vangelo, ma, di fatto, non conoscono Gesù, e non hanno ricevuto lo Spirito Santo. Questo dovrebbe essere di monito anche a noi: si può parlare di Cristo senza aver conosciuto lo Spirito. Continua a leggere

Atti degli Apostoli 9. Capitoli 17:16 – 18:23

acts640x360Paolo dunque si trova solo ad Atene. La condizione di evangelista non è una condizione solitaria, e da solo “lo spirito gli s’inacerbiva dentro (At 17:16)”. LA vista degli idoli deve essere sempre fastidiosa, per l’ebreo Paolo, ma di idoli ne ha visti tanti, che stupisce questa acidità. Paolo, comunque, sfrutta questo malumore come una possibilità di evangelizzazione. Partendo sempre dalla sinagoga, Paolo parla a giudei, convertiti e tutti quelli che può incontrare in piazza. Lo stile, insomma, è collaudato, e altrettanto atteso è il risultato, alcuni lo seguono, diversi lo insultano. I più, comunque, lo inquadrano nelle loro categorie di pensiero: alcuni lo considerano un ciarlatano, perché non all’altezza dei maestri dell’intrattenimento religioso, altri lo considerano una semplice novità, qualcuno che possa, magari far nascere una moda che li terrà occupati per un po’. Insomma, gli ateniesi trattano Paolo come noi trattiamo i cantanti, o le showgirl. Gli ateniesi vengono presentati come pigri intellettuali abituati ad ascoltare le ultime novità in campo filosofico e religioso, ma non dobbiamo pensare all’Areopago come al luogo dell’intellighenzia snob, ma piuttosto come ad un televisore. Da lì, oggi, passano tutte le novità, ed è lì che tutti vorrebbero essere invitati per dire la propria verità. Paolo si destreggia bene, nel settore. Studioso, Predicatore, ora si scopre anche retore, ovvero in grado di intrattenere quel pubblico con maestria. Continua a leggere

Atti degli Apostoli 8. Capitoli 15:36 – 17:15

acts640x360Gli strascichi del Concilio di Gerusalemme si fanno sentire anche nella conclusione del capitolo. Se Luca ci dice che Paolo e Barnaba si separarono per una ripicca su Giovanni detto Marco, Paolo, in Galati 2, ci dice che il problema con Barnaba fu di natura teologica, e rimandava sempre allo stesso problema, il passaggio attraverso l’ebraismo per i convertiti pagani. A Gerusalemme si era arrivati ad un accordo, ma la condotta dei giudeo-cristiani non deve essere stata così limpida, se addirittura la coppia di evangelisti si separò. Laddove nel libro degli Atti troviamo solo un accenno a screzi di origine organizzativa, Paolo, nella lettera ai Galati sostiene che fu proprio la questione della circoncisione e della non comunione coi pagani che mise in crisi la coppia di evangelisti. Paolo continua con Sila, prende ancora di più il comando dell’evangelizzazione, e comincia a girare per l’Asia Minore, visitando le chiese esistenti e spingendosi oltre per fondarne di nuove. Sila è un profeta, ovvero un predicatore, e chiude il suo gruppo con Timoteo, di famiglia mista, che fa circoncidere, probabilmente perché già di madre ebrea, per non esporlo a inutili critiche. Difficile seguire il percorso di Paolo dai pochi versetti di Luca, e difficile per noi capire perché lo Spirito avrebbe dovuto ordinare a Paolo di ignorare l’Asia. Continua a leggere

Atti degli Apostoli 7. Capitoli 14 – 15:35

acts640x360Il capitolo 14 continua, narrativamente, il viaggio di Paolo e Barnaba nelle chiese dell’Asia Minore. Qui, in maniera ancora più evidente, vediamo Paolo diventare il protagonista della storia, nel bene e nel male. Pare evidente dai mutamenti di opinione, che quello che succede a Iconio e Listra è frutto di una predicazione lunga e altalenante, che culmina con una lapidazione sommaria, e superficiale. Il lavoro di Paolo e Barnaba si svolge senza alcuna supervisione, né precedente né successiva al loro passaggio, è evidente che Antiochia e Gerusalemme sono diventati ormai poli di pari importanza della Chiesa cristiana. La Chiesa, nel frattempo, continua a crescere,e i discepoli, cioè i membri vengono non solo battezzati ma confortati e sostenuti. Negli Atti, il compito dei discepoli è fare discepoli. Luca non saprebbe cosa farsene di una chiesa non più occupata a fare nuovi discepoli. La missione della chiesa è più che la crescita soltanto, ma non è neppure qualcosa di diverso dalla crescita, certamente non è diminuire. Per Luca, sia nel vangelo che negli Atti, qualsiasi chiesa che abba l’audacia sufficiente per predicare la Parola, che osi sfidare lo status-quo culturale, che rifiuti di accettare gli attuali compromessi politici come dati per l’eternità, che sia convinta della verità del suo messaggio, che sia pronta a soffrire per la verità, crescerà. Dio fa crescere tali chiese. Chi si rintana al proprio interno e non evangelizza, non solo diminuirà, ma non sta facendo la volontà del Signore. Continua a leggere