Je Suis Charlie?

Strumenti, non strumentalizzazioni.

Fatto: Persone mascherate e armate irrompono nella redazione di un giornale e uccidono. Gridano frasi elogianti una religione.

Risposta:
Alcuni atei dicono: “questo è quel che fa la religione”. Questa è una STRUMENTALIZZAZIONE.
Alcuni cristiani dicono: “questa è la natura dell’Islam”. Questa è una STRUMENTALIZZAZIONE.
Quelli di destra dicono: “questi sono tutti gli arabi”. Questa è una STRUMENTALIZZAZIONE.

Stiamo girando tutti armati di strumentalizzazioni, e non abbiamo paura ad usarle.
Chissà se avessero gridato “evviva la madonna!”, oppure “Per Hawkins e Dawkins”, cosa avremmo detto?
Perchè non importa cosa abbiano gridato, ma che abbiano ucciso, e se io fossi un integralista cristiano, sarei il primo a cercare di far cadere la colpa sui musulmani.
Strumentalizzazione e dietrologia sono le uniche armi che sembrano esserci rimaste.

E poi ci lamentiamo dei complottisti, di Ferrara, Allam o Adinolfi.

Io sto con Charlie Hebdo, perché sto con la libertà di opinione. E per lo stesso motivo sto con i musulmani d’Europa, che cominciano ad avere una fisionomia propria, innegabile, che sono cittadini del nostro stesso mondo, che sono persone pacifiche che non vogliono altro che vivere in grazia di Dio.

E per chi pensa che ci sia un “pericolo terrorismo” nell’Islam, ricordo che i mafiosi sono tutti devoti cattolici, che l’apartheid era sostenuto dagli evangelici, come la pena di morte in USA, e che gli assassini seriali sono spesso atei.

Così, perchè a generalizzare e strumentalizzare siamo capaci tutti.
(a parte la storia dei mafiosi, e dell’apartheid, che sono vere e disgustose.)

Anche i Benigni grideranno!

I Benigni grideranno: piccola meditazione su Benigni, i 10 Comandamenti e i 4 milioni di compenso.
(Originariamente pubblicata su Facebook il 21 Dicembre 2014)

Ancora non ho visto lo spettacolo, ma mi trovo in una situazione abbastanza chiara: alla maggioranza degli amici credenti, lo spettacolo è piaciuto. I non credenti si dividono, quindi, a conti fatti, direi più si che no.

Ma quando si parla di soldi, ecco la levata di scudi, e la lavata di capo: Benigni sta cosa doveva farla gratis, per la maggior parte della gente.

Certo, un premio Oscar, conosciuto in tutto il mondo, con la parlantina per tenere ore la gente davanti alla televisione a parlare di Divina Commedia, Costituzione, Inno di Mameli, tutte cose che gli italiani venderebbero per un gratta e vinci, dovrebbe fare le cose gratis perché sì.

Comunque, mi rivolgo in particolare agli amici credenti:
Diciamo che Benigni ha sbagliato. Diciamo che è peccatore (come tutti), diciamo che è irredento, diciamo che è un delinquente, un assassino, un blasfemo, che ha preso troppi soldi e li userà per i motivi sbagliati.

Quindi basta che il tramite sia indegno, e la debole e sciocca parolina di Dio non vale più?

Nel caso ditemelo, che smetto subito di ingannarvi, perchè anche io ho sbagliato, sono un peccatore irredento, un delinquente, per quanto ne sapete voi di me, potrei essere un assassino, e di sicuro uso male la mia vita, figuriamoci i miei soldi.

Poi penso a Zaccheo, a Levi, a Nicodemo, ai peccatori e le prostitute che mangiavano con Gesù, all’adultera alla quale Gesù dice di non peccare più, ma non torna a controllare, penso alle pietre che grideranno, se noi taciamo.
E allora, le pietre possono gridare la Parola di Dio e un ricco no? Un comico? Uno che prende 4 milioni?

Ascoltare la Parola di Dio e guardare il predicatore non è cristianesimo, ve ne rendete conto, vero?
Ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica, quello è cristianesimo.

E come Benigni la mette o la metterà in pratica, anche con quei 4 milioni in più, è questione tra lui e il Signore, e noi abbiamo l’ordine da Gesù di non giudicare, l’ORDINE, non il consiglio, o saremo giudicati con lo stesso metro. Per quanto siano infinitamente meno, noi che facciamo, con i nostri soldi?

Quindi, se volete dire che Benigni ha fatto un brutto spettacolo, ditelo.
Se volete dire che ha preso troppi soldi, ditelo.

Anche secondo me ha preso uno sproposito, ma capisco le regole del mercato e che un premio oscar di fama internazionale che ha una storia di share incredibile con argomenti “noiosi” possa prendere 4 milioni è quasi accettabile, in quel mondo.

Ma non dite che il senso di quel che ha detto è inficiato dal fatto che ha preso quei soldi, oppure state dicendo che solo i puri possono predicare l’evangelo, che lo Spirito non solo non soffia dove vuole, ma è legato alla moralità di chi testimonia, e che, insomma, Dio è troppo puro per la bocca dei peccatori, oppure troppo debole per imporsi su di essi, nonostante essi.

Se è troppo puro, io vado a fare il macellaio oggi, perché sono totalmente indegno della sua Grazia.
Se è troppo debole, mi cerco un dio migliore, il sesso, il potere, il denaro, il successo, perché già la mia vita è infima, figuriamoci se seguirò un dio infimo!

Quindi, ricordate, se noi stiamo zitti, o siamo incapaci di predicare a 10 milioni di persone in tutta Italia, anche i Benigni grideranno!

Riforma – Lunario Protestante – Accadde oggi, 19 novembre

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19 novembre 2013 – Il Gioco di Ruolo è vivo e non spaventa più i cristiani

Il 19 novembre 2013, quasi quarant’anni dopo la sua iniziale pubblicazione, esce una versione commemorativa del famoso gioco di ruolo Dungeons & Dragons. Un gioco di ruolo, semplificando, è la versione “da grandi” del classico racconto di gruppo che comincia con la frase «facciamo che io ero…», o similari orrori grammaticali.

Dungeons & Dragons, da tutti conosciuto come D&D, è stato il precursore di una folla di altri giochi volti ad un unico scopo: rendere la narrazione parte integrante, anzi, fondamento, di un gioco di società. Nei giochi di ruolo “classici”, non ci sono miniature, figurine, carte o tabelloni; solo dadi, spesso a più facce del classico cubo, carta, penna e tanta fantasia. Questo surplus di fantasia al potere, ovviamente, non può che scandalizzare, e, spesso, sono state rivolte pesanti critiche ai giochi di ruolo, e a D&D in particolare. Alcuni cristiani, accusavano questi giochi di favorire il paganesimo, o addirittura il satanismo, di insegnare la magia oppure di alienare i ragazzi dalla realtà, portandoli alla schizofrenia e, infine, al suicidio. Chi vi scrive gioca di ruolo da 26 anni, e il massimo di schizofrenia attualmente riconosciuta è stata la vocazione pastorale.

Certo, molti giochi di ruolo fanno vivere avventure in posti diversi da casa, mondi fantasy, o fantascientifici, o luoghi simili al nostro mondo, dove, però, combattono supereroi contro le forze del male, ma l’evasione fa parte del gioco da sempre, e dare regole precise per muoversi in una storia è il modo migliore per comporre avventure soddisfacenti e memorie durature. D&D è arrivato alla quinta edizione, dalla prima pubblicazione nel 1974 e migliaia di altri giochi sono a disposizione di chi vuole divertirsi insieme e dare spazio alla fantasia. A dispetto delle critiche, esistono da tempo molti giochi di ruolo di ispirazione cristiana, o rivolti a gruppi giovani o di catechismo. Per molti anni, i giocatori di ruolo sono stati guardati con sospetto, o derisi, per la loro passione, ma molte menti brillanti, attori, scienziati, e qualche pastore, hanno sviluppato linguaggio, capacità critiche e relazionali, e un po’ di logorrea, passando ore interminabili intorno ad un tavolo a «facciamo finta che io ero…».

 

Riforma – Lunario Protestante – Accadde oggi, 31 ottobre

31 ottobre – Halloween e il Grande Cocomero evangelicozucca

«Caro Grande Cocomero, attendo il tuo arrivo la notte di Halloween. Spero che mi porterai un sacco di regali. Tutti mi dicono che sei un imbroglio, ma io credo in te. P.S. Se sei davvero un imbroglio, non dirmelo, non lo voglio sapere».

Così scrive Linus, in una striscia dei Peanuts di Charles Schulz, al Grande Cocomero, la personificazione della festa di Halloween che porta i regali ai bambini e che Linus stesso aspetta ogni anno, invano, nel campo di zucche dietro casa. Dei Peanuts sappiamo tutto, ancora oggi le strisce vengono pubblicate su giornali e riviste, le raccolte sono molto vendute, e il loro creatore ha raggiunto una certa fama anche in ambito evangelico, per la sua attenzione ai temi religiosi, sottolineata in libri storici come Il vangelo secondo Charlie Brown. Da ragazzo, le strisce dei Peanuts mi attiravano per la loro vena ironica e riflessiva, e mi venivano“fornite”anche perché si riteneva fossero letture “sicure”. L’appartenenza cristiana evangelica di Schulz non fu mai messa in dubbio e io stesso ne ero il primo megafono. Per questo Halloween e il Grande Cocomero facevano parte del mio immaginario anche se non del mio quotidiano, dato che in Italia, la festa di Ognissanti era per lo più ignorata, e gradita giusto perché regalava un giorno di vacanza da scuola.

Il tempo e la globalizzazione dei consumi hanno portato Halloween, i suoi dolcetti e i suoi scherzetti anche da noi, così come le critiche di tante chiese, anche evangeliche, di derive, radici o obiettivi satanici. Peccato però che Schulz non solo avalli, ma addirittura promuova Halloween a metafora di molte situazioni che si ripropongono nelle nostre chiese. In un’altra striscia a tema «Grande Cocomero”, Lucy chiede al fratello: “Come puoi crederci?” Linus risponde: “Devo crederci… Ho già spedito cinquantasette biglietti cocomerizi… Per me sarebbe economicamente disastroso non crederci!».

Sui Referendum (12-13/06/2011)

Il digiuno che io gradisco non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità, che si sciolgano i legami del giogo, che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo? Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne? Allora la tua luce spunterà come l’aurora, la tua guarigione germoglierà prontamente; la tua giustizia ti precederà, la gloria del Signore sarà la tua retroguardia.  Allora chiamerai e il Signore ti risponderà; griderai, ed egli dirà: Eccomi! Se tu togli di mezzo a te il giogo, il dito accusatore e il parlare con menzogna; se tu supplisci ai bisogni dell’affamato, e sazi l’afflitto, la tua luce spunterà nelle tenebre e la tua notte oscura sarà come il mezzogiorno; il Signore ti guiderà sempre, ti sazierà nei luoghi aridi, darà vigore alle tue ossa; tu sarai come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai. (Is 58:6-11)

Ricordati, Signore, di quello che ci è avvenuto! Guarda e vedi la nostra infamia! La nostra eredità è passata agli stranieri, le nostre case, agli estranei. Noi siamo diventati orfani, senza padre, le nostre madri sono come vedove. Noi beviamo la nostra acqua dietro pagamento, la nostra legna noi la compriamo. (Lam 5:1-4)

Noi che traiamo la nostra fede e la nostra certezza dalla Sacra Scrittura, non possiamo che essere familiari con il concetto dell’acqua. La Bibbia che noi leggiamo, infatti, è la storia di un popolo che ha sempre combattuto le sue battaglie intorno all’acqua. Un popolo nomade, nel deserto, non poteva che vedere nell’acqua la fonte di vita, la sorgente che da’ vita. Per questa sua natura, l’acqua porta con se parte dell’immagine di Dio.
Se quindi l’acqua porta con sé un po’ dell’immagine di Dio, all’acqua si accompagnano due delle fondamentali caratteristiche divine: la giustizia e la libertà.
Il testo del profeta Isaia che ha aperto questo incontro ci ha detto che la giustizia di Dio non si conclude all’interno dei nostri gesti sacri, ma richiede un impegno giornaliero, un impegno che va oltre la porta di casa nostra, che chiede forze ulteriori, che richiede che i nostri beni personali siano messi a disposizione della giustizia di Dio. È il nostro pane, quello che deve saziare l’affamato, la nostra acqua che lo deve dissetare. Se questo verrà fatto, il Signore stesso risponderà con la sua sazietà ci ricolmerà dei suoi beni ci renderà “come un giardino ben annaffiato, come una sorgente la cui acqua non manca mai”. Se noi offriamo la nostra acqua, Dio ci renderà una sorgente inesauribile.
Questa promessa ci arriva dal profeta Isaia attraverso le stesse parole del nostro comune Signore Gesù Cristo: l’acqua viva non avrà mai fine, e come la donna samaritana noi non possiamo che rispondere: “dacci quest’acqua, affinché non abbia più sete”.
Ma l’acqua che Dio ci dà liberamente non può essere messa sotto pagamento. Come abbiamo detto, solo se impegniamo del nostro, il Signore ci ricolmerà del suo. Eppure in questo periodo ci ritroviamo a decidere su alcune leggi che prevedono che l’acqua, così come sgorga dalla sorgente debba essere messa all’asta, contesa da chi la vuole gestire, come fosse una preda di caccia. All’impegno per dare del nostro, viene sostituita la obbligatorietà di pagare per ciò che è nostro, obbligatorietà perché non ci saranno enti pubblici in grado di offrire condizioni migliori di enti privati.
Ma questa è l’anima del commercio, no? Se gli enti privati possono spendere meno, anche noi spenderemo meno? No. Non lo dico io, ma una legge che il secondo quesito referendario vuole abrogare, la quale inserisce nella gestione dell’acqua il concetto di “adeguata remunerazione del capitale investito”. Cosa significa? Significa che chi ha la gestione dell’acqua, deve guadagnarci, è costretto per legge. Ora, gli acquedotti sono in perdita costante a causa di interruzioni, perdite, furti d’acqua. Se l’ente deve tenere d’occhio tutte queste cose, quindi spenderci soldi, ma ci deve anche guadagnare, dovrà per forza alzare i prezzi a dismisura, perché pareggiare i conti non sarà più abbastanza!
Nella nostra vita, dunque, si ripropone la stessa situazione biblica, l’acqua si fa specchio di giustizia e libertà. Eccoci dunque al passo delle Lamentazioni che abbiamo letto poco fa. Nella dura esperienza dell’esilio, Israele grida a Dio la propria situazione, non solo chiede sollievo spirituale, ma chiede giustizia materiale. Chiede a Dio di intervenire contro coloro che si sono impossessati di tutto e ora lo rivendono ai legittimi proprietari come fossero clienti.
L’acqua privata non è solo questione di giustizia, di equità non rispettata, di differenza abissale tra chi compra e chi vende, l’acqua privata è questione di libertà, perché non si può dire veramente libero, chi paga per ciò che è suo.
Equità, giustizia, libertà, liberazione. Ecco di cosa parla la Bibbia, quando parla d’acqua. E non solo d’acqua vogliamo parlare, questa sera, ma di altre cose nostre che vogliono venderci come fossero proprietà di qualcun altro. Per produrre l’energia che serve alle nostre case, alle nostre famiglie, vogliono venderci una tecnologia sorpassata, un pericolo sopito, ma mai domato, vogliono farci bere acqua e assenzio, direbbe la Bibbia, assorbire radiazioni, spacciandocela per acqua pura, per energia sostenibile, rinnovabile, pulita. Nessuno mette in dubbio il potere della tecnologia nucleare, ma se la Scrittura ci insegna qualcosa, è che, riguardo alle questioni umane, il potere è l’ultima cosa che dovremmo considerare, perché a Dio è stato dato il potere su ogni cosa. Noi dovremmo stare attenti al potere, al comando che Dio ci ha dato, ovvero di essere custodi di questa terra, non padroni, di dimorarvi e crescerla come la nostra casa, non schiavizzarla come un nemico vinto. Il nucleare non ci ha convinto una volta, perché dovremmo metterlo di nuovo in discussione? Ora che altre nazioni come Francia e Germania si dichiarano non così sicure di voler continuare l’avventura nucleare, ci gettiamo noi nella mischia, a riprenderci qualcosa che non fu mai nostro? Giustizia ed equità, libertà e liberazione ci guidino, ci guidino verso soluzioni energetiche uguali per tutti, non così pericolose, che rendano gli uomini liberi e non schiavi, sani e non malati. Come il Signore chiede del nostro per dissetare gli assetati, anche in campo energetico dovremmo imparare a dare del nostro, a sprecare di meno, consumare di meno, essere meno attenti al nostro lusso, e più attenti ai bisogni degli altri, si cammina verso un mondo migliore anche spegnendo la luce, cambiando le lampadine, utilizzando fonti alternative.
L’acqua porta con sé l’immagine di Dio, che è giustizia e libertà, equità nel trattamento di ogni cittadino. Così come rifiutiamo una fonte energetica che rafforza la nostra arroganza, invece che la nostra umiltà, che ci fortifica nello spreco, invece che nella responsabilità, così chiamiamo a responsabilità chi ci governa, li chiamiamo a rendere conto delle loro azioni, presenti e pregresse, nella sicurezza che la nostra giustizia imperfetta, assolutamente inadeguata alla giustizia di Dio, è comunque espressione del buon senso, della buona volontà e delle migliori capacità intellettive di tutta la nazione. Così come i politici e i governanti invitano noi a fidarci di loro, noi invitiamo loro a fidarsi del sistema che abbiamo costruito e che manteniamo con responsabilità, affinché tutti siano giudicati equamente, nel rispetto delle loro libertà, secondo il loro comportamento.
L’acqua, che riflette della giustizia e della libertà di Dio, non è solo l’acqua che noi consumiamo, libera e gratuita, non è solo l’acqua del nostro impegno e della nostra responsabilità per un creato salvaguardato e una giustizia equa, ma l’acqua è anche segno dello Spirito di Dio, Spirito che non ha cessato di muoversi tra di noi, Spirito che continuamente, come l’acqua, viene profuso dentro di noi, che ci fortifica e ci permette di essere fonte per gli altri. L’acqua che noi possiamo dare è frutto e segno dello Spirito di Dio, fonte inesauribile, pronta per noi, a patto che la chiediamo. Come dice il libro dell’Apocalisse: A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita.
Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. (Apo 21:6b, 22:17b)

Testimonianza 101

Pubblicato la prima volta il 20/11/2008

L’evangelizzazione è un cardine dell’essere cristiano che spesso sfugge al controllo e al buon gusto dei cristiani stessi. Evangelizzare è, de facto, dire l’Evangelo, ovvero la Buona Novella di Cristo. Sebbene noi sappiamo che “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo unigenito Figlio affinchè chiunque creda in lui non perisca ma abbia vita eterna”, la cosa che più interessa l’evangelizzatore è “convincere” chi incontra della grandezza della salvezza che lui stesso ha provato. Ed è qui l’errore. L’evangelizzatore spesso si comporta come un malato guarito che consiglia a tutti la sua medicina.

Soffermiamoci un attimo su questo esempio, e cominciamo da qui.
Se è vero che tu eri malato, e conoscendo Cristo ti sei sanato, è altrettanto vero, per cominciare, che Cristo non è una medicina.
Cristo è salvezza, ma non è “dosabile”, non puoi decidere di prenderlo o no, che abbia poco o tanto effetto, Cristo è radicale mutamento, non graduale benessere.
Allo stesso modo, se è vero che il primo stadio del cristiano è accorgersi del proprio peccato e solo dopo di quello altrui, è altrettanto vero che il peccato non è tutto uguale, e così il perdono. Da Lutero in poi il protestantesimo ha teso a sostenere che i peccatori sono tutti nella medesima condizione, a parte che alcuni sono peggio di altri. in realtà è altrettanto vero che i malati sono tutti malati, ma non per tutti l’aspirina è la soluzione.

Ecco dunque che chi è stato malato ed è guarito non si azzarderebbe mai a consigliare la sua medicina ad uno che non abbia la stessa patologia, nessuno sosterrebbe la chemioterapia come risoluzione alla depressione, o una cura ormonale per un braccio rotto.
Eppure milioni di cristiani, magari in buona fede, consigliano a tutti di avvicinarsi a Cristo come hanno fatto loro, e sono anche capaci di arrabbiarsi se questo non porta i risultati attesi.

Ecco allora una breve lista di cosa fare e cosa no quando si pensa di “evangelizzare”.

Non proporre Cristo come risoluzione, non è una medicina.
Non proporre il tuo approccio come formula, non tutti hanno la stessa malattia.
Non farlo per te stesso, non hai nessun merito in ciò.
Non farlo per gli altri, è di Cristo che hanno bisogno, non di te nè della tua sollecitudine.
Non farlo per Dio, se la sa cavare bene anche da solo.
Evangelizzare è testimoniare, ovvero raccontare, racconta cosa Dio ha fatto a te, in te, per te, non aspettarti altro che un vago ascolto, anzi, non aspettarti nulla.
Se vuoi mostrare Dio agli altri, mostra ciò che lui ha mostrato a te, sii misericordioso, non giudicare, ascolta, ascolta, ascolta, ascolta, ascolta, ascolta, ascolta, ascolta.
Ascolta che hai davanti.
Sei sicuro di non aver parlato solo tu?
Dio ha salvato te solo, ed è stato faticoso. Come puoi sperare che tu possa salvare le folle?
Se la Bibbia interroga il tuo cuore, è roba di Dio.
Se il tuo cuore interroga la Bibbia, è roba tua.
Se è roba tua non è detto sia da buttare, ma di certo è da verificare mille volte, con mille persone, prima di farlo diventare il pilastro della tua fede.
Chi vuole guadagnare il prossimo a Cristo, deve perdere se stesso.
Perdere se stessi può voler dire perdere la propria denominazione, a volte anche la propria religione, siamo noi ad essere cristiani, non Dio.

Ricapitolando se vuoi testimoniare la tua fede:
1) Impara a raccontare bene la storia della tua malattia, e della tua guarigione;
2) Esci pronto ad ascoltare, non a parlare.
3) Non cercare chi vuoi, fatti trovare da chi vuole.
4) Ascoltalo, senza parlare se possibile.
5) Ascolalo bene, non fare nulla se non hai capito profondamente che la sua situazione è diversa dalla tua.
6) Ricorda che non sei tu ad avere le risposte.
7) Raccontati, e se la cosa ha seguito, racconta la tua chiesa.
8) Tra un punto e l’altro prega Dio che ti aiuti ad ascoltare, e non a parlare.

A questo punto, la tua testimonianza è finita. Nessun fulmine a ciel sereno, nessuna conversione con lacrime liberatorie, non devi attendere nulla, nè attenderti nulla, Dio è già al lavoro.
Se la persona che hai incontrato volesse riparlare di queste cose, attieniti solo ai punti 4-5-6, sono quelli realmente importanti, gli altri sono contorno….

Credo…

Pubblicato la prima volta il 29/01/2008

Io sono cristiano.
Non sono diventato cristiano, non ho fatto un gran cammino, non ho avuto speciali iniziazioni, sono nato cristiano.

Questo in barba a tanta teologia protestante che ti vorrebbe figlio della conversione, ti vorrebbe ripudiatore di una precedente vita dissoluta, per accogliere la novità di vita.

Per i battisti questo è ancora più accentuato dal battesimo dei credenti, che partendo da una scelta personale e ponderata, dovrebbe essere un segno visibile, una cesura tra quella vita senza Cristo e questa vita con Cristo.

Beh, a me non è capitato, io con Cristo ci sono nato, ce l’avevo nell’equipaggiamento di partenza, come il simbolo sacro per il chierico…

Chi o cos’è “cristiano”?

Ama l’Iddio tuo con tutto il tuo cuore, tutta la tua anima e tutta la tua forza, e ama il prossimo tuo come te stesso. (Lv. 19:18 – Dt. 6:4 – Mc. 12.30 – Mt 22:37 – Lc 10.27)

Questo per me è “cristianesimo”.

Questo non te lo insegna nessuno. Questo non te lo da nessuno.
Cristiano è chi ha con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, una relazione profonda, un cammino che nessuno conosce, a parte il cristiano e Dio.
Cristiano è chi decide, di sua volontà, di aprire il suo cuore al suo vicino, di renderlo il suo prossimo, di costruire con quest’altro uomo una comunità dove l’amore di Dio possa essere il suolo fruttifero che porta ad una vita migliore.

Prima di tutto essere cristiano è un cammino personale.
Prima di ogni altra cosa è imparare a conoscere Dio e a mettersi in relazione con lui.
Per fare questo ci sono solo due strade: la preghiera e la lettura della Bibbia.

La preghiera è meditazione profonda, sonno della ragione, è il momento in cui ci si spoglia del proprio io “pubblico” e si perviene alla fonte del rapporto con Dio.
Alcuni chiamano la preghiera “meditazione”, alcuni chiamano la meditazione “preghiera”. Non sono altro che la stessa cosa, alcuni meditano chiudendosi su loro stessi, altri pregano aprendosi all’Altro, al totalmente Altro, a Dio.

Io preferisco la seconda, è questione di punti di vista.

La Lettura della Bibbia è un altro punto di apertura.
Leggere la Bibbia ti permette di aprire gli occhi sulla vita come veniva vissuta millenni prima di te, come la storia di Dio e del suo popolo sia storia di fedeltà e tradimenti, di come tutto quel che pensi sia nuovo e terribile sia già successo e ti porti testimonianza.
La Bibbia è la storia che viene in tuo soccorso, non il contrario.
La Bibbia non ha bisogno di apologie esattamente come non ne ha bisogno l’Iliade, o l’Anabasi. La Bibbia è parola scritta, e quindi va trattata con rispetto, e dal cristiano è trattata con un occhio e una mano diversa, ma dovrebbe sempre essere accompagnata dall’intelletto…

Chi usa la Bibbia come un manuale vive nel passato, in un mondo che mai fu, dato che chi voleva un occhio per un occhio e un dente per un dente, non ha mai guidato una macchina o preso un aereo. Anche chi critica la “lettera morta”, chi la taccia di anacronismo, truffa l’ascoltatore, dato che la Bibbia è viva solo se qualcuno la legge e la capisce, e non può morire un testo che è meditato e reinglobato nella propria vita tutti i giorni.

Questi, comunque, sono gli strumenti che ci sono stati lasciati, la storia e la meditazione, l’esteriore e l’interiore, la preghiera e la Bibbia.
Questi sono gli strumenti, e non altri, non abbiamo bisogno di maestri, di santi o santoni o di chiunque tenti di dividerci dalla comunità e dal nostro personale incontro con Dio.
La guida spirituale non è cristiana. Sia esso un santone, un santo, una madonna, un prete o un laico “ispirato”, un maestro non è cristiano.

L’unico maestro, l’unica guida, l’unico sostegno è Cristo.
Questo non significa che non si debba ascoltare nessuno, anzi, tutti, senza eccezione, devono essere ascoltati, perchè tutti sono tuoi fratelli e dai tuoi fratelli non puoi altro che imparare.

Ma nessuno ha su di te un potere, nè minimo, nè massimo.
Se un UOMO ha potere su di te, questo non è cristiano, a meno che quest’uomo non sia nostro Signore Gesù Cristo

Quando un uomo diventa strumento del potere, il quale potere è quello che Gesù chiamava “Il Principe di questo Mondo”, noi non ci pieghiamo, perchè è forte il potere di Cristo in Noi.

Così, ecco perchè io rifiuto i dogmi, rifiuto i peccati e le virtù, l’inferno e il paradiso, rifiuto tutto quello che non viene da me, da Dio e dai miei fratelli, tutto quello che non viene da discussione e concertazione, ecco perchè rifiuterò sempre la “gerarchia”, perchè Gerarchia è Potere, e potere non è cristiano.

Per questo noi abbiamo un libro.
Per questo noi abbiamo lo Spirito.
Per questo noi non abbiamo capi, nè padroni.

Solo quello che è discusso è fede, solo quello che è messo nel calderone, rimestato e tirato fuori è teologia, solo quello che è fulgido e riscalda è nutrimento.

Il cristiano ha dubbi. Il cristiano si nutre di dubbi, il cristiano usa i dubbi come malta, perchè il dubbio non è altro che l’incontro del passato col futuro, di due istanze diverse, conservare e cambiare, che sono la parte stessa della vita, della Storia.

La Bibbia è piena di persone che hanno dubbi, è piena di cambiamenti e anche di errori, e la preghiera, o la meditazione, non sono mai un buon sistema per calmare i dubbi, ma sono sempre un ottimo sistema per mettere le cose nel giusto ordine, per rivedere le cose da un altra prospettiva, per cambiare senza capovolgere, per crescere e non cadere..

Credo…