Riforma – Lunario Protestante – Accadde oggi, 19 novembre

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19 novembre 2013 – Il Gioco di Ruolo è vivo e non spaventa più i cristiani

Il 19 novembre 2013, quasi quarant’anni dopo la sua iniziale pubblicazione, esce una versione commemorativa del famoso gioco di ruolo Dungeons & Dragons. Un gioco di ruolo, semplificando, è la versione “da grandi” del classico racconto di gruppo che comincia con la frase «facciamo che io ero…», o similari orrori grammaticali.

Dungeons & Dragons, da tutti conosciuto come D&D, è stato il precursore di una folla di altri giochi volti ad un unico scopo: rendere la narrazione parte integrante, anzi, fondamento, di un gioco di società. Nei giochi di ruolo “classici”, non ci sono miniature, figurine, carte o tabelloni; solo dadi, spesso a più facce del classico cubo, carta, penna e tanta fantasia. Questo surplus di fantasia al potere, ovviamente, non può che scandalizzare, e, spesso, sono state rivolte pesanti critiche ai giochi di ruolo, e a D&D in particolare. Alcuni cristiani, accusavano questi giochi di favorire il paganesimo, o addirittura il satanismo, di insegnare la magia oppure di alienare i ragazzi dalla realtà, portandoli alla schizofrenia e, infine, al suicidio. Chi vi scrive gioca di ruolo da 26 anni, e il massimo di schizofrenia attualmente riconosciuta è stata la vocazione pastorale.

Certo, molti giochi di ruolo fanno vivere avventure in posti diversi da casa, mondi fantasy, o fantascientifici, o luoghi simili al nostro mondo, dove, però, combattono supereroi contro le forze del male, ma l’evasione fa parte del gioco da sempre, e dare regole precise per muoversi in una storia è il modo migliore per comporre avventure soddisfacenti e memorie durature. D&D è arrivato alla quinta edizione, dalla prima pubblicazione nel 1974 e migliaia di altri giochi sono a disposizione di chi vuole divertirsi insieme e dare spazio alla fantasia. A dispetto delle critiche, esistono da tempo molti giochi di ruolo di ispirazione cristiana, o rivolti a gruppi giovani o di catechismo. Per molti anni, i giocatori di ruolo sono stati guardati con sospetto, o derisi, per la loro passione, ma molte menti brillanti, attori, scienziati, e qualche pastore, hanno sviluppato linguaggio, capacità critiche e relazionali, e un po’ di logorrea, passando ore interminabili intorno ad un tavolo a «facciamo finta che io ero…».

 

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Riforma – Lunario Protestante – Accadde oggi, 31 ottobre

31 ottobre – Halloween e il Grande Cocomero evangelicozucca

«Caro Grande Cocomero, attendo il tuo arrivo la notte di Halloween. Spero che mi porterai un sacco di regali. Tutti mi dicono che sei un imbroglio, ma io credo in te. P.S. Se sei davvero un imbroglio, non dirmelo, non lo voglio sapere».

Così scrive Linus, in una striscia dei Peanuts di Charles Schulz, al Grande Cocomero, la personificazione della festa di Halloween che porta i regali ai bambini e che Linus stesso aspetta ogni anno, invano, nel campo di zucche dietro casa. Dei Peanuts sappiamo tutto, ancora oggi le strisce vengono pubblicate su giornali e riviste, le raccolte sono molto vendute, e il loro creatore ha raggiunto una certa fama anche in ambito evangelico, per la sua attenzione ai temi religiosi, sottolineata in libri storici come Il vangelo secondo Charlie Brown. Da ragazzo, le strisce dei Peanuts mi attiravano per la loro vena ironica e riflessiva, e mi venivano“fornite”anche perché si riteneva fossero letture “sicure”. L’appartenenza cristiana evangelica di Schulz non fu mai messa in dubbio e io stesso ne ero il primo megafono. Per questo Halloween e il Grande Cocomero facevano parte del mio immaginario anche se non del mio quotidiano, dato che in Italia, la festa di Ognissanti era per lo più ignorata, e gradita giusto perché regalava un giorno di vacanza da scuola.

Il tempo e la globalizzazione dei consumi hanno portato Halloween, i suoi dolcetti e i suoi scherzetti anche da noi, così come le critiche di tante chiese, anche evangeliche, di derive, radici o obiettivi satanici. Peccato però che Schulz non solo avalli, ma addirittura promuova Halloween a metafora di molte situazioni che si ripropongono nelle nostre chiese. In un’altra striscia a tema «Grande Cocomero”, Lucy chiede al fratello: “Come puoi crederci?” Linus risponde: “Devo crederci… Ho già spedito cinquantasette biglietti cocomerizi… Per me sarebbe economicamente disastroso non crederci!».

Atti degli Apostoli 12. La Chiesa nel libro degli Atti

acts640x360Dalla presentazione che ne fanno gli Atti degli Apostoli, possiamo distinguere i lineamenti della comunità di Cristo pensata da Luca e dalla sua chiesa, distinguendo due aspetti essenziali: la comunità cristiana al suo interno, come comunità di condivisione, e vista nella sua proiezione esterna, ovvero comunità di testimonianza.

12.1 La chiesa al suo interno

Luca presenta la comunità di Gerusalemme, per la prima volta, al capitolo 2: “Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore” (Atti 2:42,44-46)

Si notano quattro momenti di aggregazione per i discepoli: Continua a leggere

Atti degli Apostoli 11. Capitoli 21 – 27

acts640x360Come abbiamo detto sin dall’inizio, Luca esplicita, nel libro degli Atti la sua idea di Chiesa: la retta predicazione di Cristo nasce dai Dodici che hanno conosciuto Gesù e deve necessariamente essere all’insegna della tradizione. La libertà e la potenza dello Spirito aiutano a spostare l’ago della bilancia dalla pedissequa attinenza alla tradizione ebraica, ad un nuovo concetto, veicolato da Paolo, anche lui profondamente radicato, in quanto fariseo, nella tradizione ebraica, nella sua opera missionaria ai pagani. Ciononostante, Luca continua a sostenere e mostrare che la retta osservanza della tradizione è ciò che distingue il pio dall’ingiusto. Abbiamo visto, al principio del capitolo, come Giacomo e la chiesa di Gerusalemme chiedano a Paolo di attenersi ad una purificazione al Tempio, richiesta alla quale Paolo si accosta ubbidiente, quale che fosse il suo stato d’animo. A contrasto stridente, ebrei che dovrebbero essere pii e seguire la tradizione, interrompono la purificazione per la loro rabbia nei confronti di Paolo. Nell’ultima parte del capitolo 21, vediamo come siano ebrei stranieri, e non palestinesi, a scagliarsi con maggior forza contro Paolo, e, come nel caso delle accuse mosse dai cristiani di Gerusalemme, vediamo che si aggrappano ad accuse mosse, dice Luca, senza fondamento. La falsità e la vacuità delle accuse, generano tumulto. Come era già successo con la rivolta ad Efeso, le autorità devono intervenire per sedare quello che sta diventando una rivolta contro tutti e contro tutto, una rissa reale. Le autorità, ovviamente, intervengono come sanno, mettendo in catene, prima di tutto, la vittima. Perché è sempre più facile fare affari con la massa violenta, che con il loro bersaglio. Paolo viene così legato da due catene, come se una non bastasse.Non solo, ma viene scambiato non per la vittima del pestaggio, ma per il sobillatore della folla. Continua a leggere

Atti degli Apostoli 10. Capitoli 18:24 – 21:27

acts640x360A discapito delle teorie di unificazione forzata, il libro degli Atti ci mostra che, sin dal principio, non si può parlare di cristianesimo ma di cristianesimi. Il cristianesimo di Pietro, radicato nella tradizione ebraica, è decisamente diverso dalla spinta esterna di Paolo, che a sua volta è diversa dall’entusiasmo del gruppo dei diaconi, per non parlare di tutte le vie di mezzo, a partire da Barnaba, per poi passare a Timoteo, a Sila, e tutti quelli che lavorano con Paolo per poi prendere strade diverse. Al principio di questo terzo viaggio missionario di Paolo, troviamo presentata la storia di Apollo, e Luca ci dice che il problema di Apollo non era la fede e lo zelo, ma l’attinenza teologica. Apollo conosceva solo il battesimo di Giovanni, non quello di Cristo. Questa notizia ha una importanza enorme, perché significa che Apollo aveva conosciuto Gesù da una fonte diversa da quella dei Dodici. I dodici battezzavano nel nome di Gesù, o nel nome della Trinità, e nessuno che avesse ascoltato la Parola da loro avrebbe potuto mancare di questo evento fondamentale. Apollo dimostra che la chiesa di Gerusalemme non era l’unica depositaria del Vangelo di Cristo, sebbene fosse quella formata dai primi discepoli di Gesù. Apollo era un ottimo cristiano: un egiziano, uomo eloquente e versato nelle Scritture, istruito nella via del Signore, fervente di spirito, predicatore e insegnante accurato. Purtuttavia, non conosce lo Spirito Santo. I suoi ascoltatori conoscono la differenza fra la Legge e il Vangelo, ma, di fatto, non conoscono Gesù, e non hanno ricevuto lo Spirito Santo. Questo dovrebbe essere di monito anche a noi: si può parlare di Cristo senza aver conosciuto lo Spirito. Continua a leggere

Atti degli Apostoli 9. Capitoli 17:16 – 18:23

acts640x360Paolo dunque si trova solo ad Atene. La condizione di evangelista non è una condizione solitaria, e da solo “lo spirito gli s’inacerbiva dentro (At 17:16)”. LA vista degli idoli deve essere sempre fastidiosa, per l’ebreo Paolo, ma di idoli ne ha visti tanti, che stupisce questa acidità. Paolo, comunque, sfrutta questo malumore come una possibilità di evangelizzazione. Partendo sempre dalla sinagoga, Paolo parla a giudei, convertiti e tutti quelli che può incontrare in piazza. Lo stile, insomma, è collaudato, e altrettanto atteso è il risultato, alcuni lo seguono, diversi lo insultano. I più, comunque, lo inquadrano nelle loro categorie di pensiero: alcuni lo considerano un ciarlatano, perché non all’altezza dei maestri dell’intrattenimento religioso, altri lo considerano una semplice novità, qualcuno che possa, magari far nascere una moda che li terrà occupati per un po’. Insomma, gli ateniesi trattano Paolo come noi trattiamo i cantanti, o le showgirl. Gli ateniesi vengono presentati come pigri intellettuali abituati ad ascoltare le ultime novità in campo filosofico e religioso, ma non dobbiamo pensare all’Areopago come al luogo dell’intellighenzia snob, ma piuttosto come ad un televisore. Da lì, oggi, passano tutte le novità, ed è lì che tutti vorrebbero essere invitati per dire la propria verità. Paolo si destreggia bene, nel settore. Studioso, Predicatore, ora si scopre anche retore, ovvero in grado di intrattenere quel pubblico con maestria. Continua a leggere

Atti degli Apostoli 8. Capitoli 15:36 – 17:15

acts640x360Gli strascichi del Concilio di Gerusalemme si fanno sentire anche nella conclusione del capitolo. Se Luca ci dice che Paolo e Barnaba si separarono per una ripicca su Giovanni detto Marco, Paolo, in Galati 2, ci dice che il problema con Barnaba fu di natura teologica, e rimandava sempre allo stesso problema, il passaggio attraverso l’ebraismo per i convertiti pagani. A Gerusalemme si era arrivati ad un accordo, ma la condotta dei giudeo-cristiani non deve essere stata così limpida, se addirittura la coppia di evangelisti si separò. Laddove nel libro degli Atti troviamo solo un accenno a screzi di origine organizzativa, Paolo, nella lettera ai Galati sostiene che fu proprio la questione della circoncisione e della non comunione coi pagani che mise in crisi la coppia di evangelisti. Paolo continua con Sila, prende ancora di più il comando dell’evangelizzazione, e comincia a girare per l’Asia Minore, visitando le chiese esistenti e spingendosi oltre per fondarne di nuove. Sila è un profeta, ovvero un predicatore, e chiude il suo gruppo con Timoteo, di famiglia mista, che fa circoncidere, probabilmente perché già di madre ebrea, per non esporlo a inutili critiche. Difficile seguire il percorso di Paolo dai pochi versetti di Luca, e difficile per noi capire perché lo Spirito avrebbe dovuto ordinare a Paolo di ignorare l’Asia. Continua a leggere