Atti degli Apostoli 1. Capitoli 1-2

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Ogni studio che voglia ripercorrere l’intero libro degli Atti non potrà che fermarsi brevemente, sui singoli passaggi, e la divisione schematica in pericopi, così come la divisione tematica, saranno usati alternativamente per presentare alcuni spunti interessanti alla discussione.

La sovrascritta di 1-2 lega nei contenuti il libro al vangelo di Luca, come già detto, l’introduzione poi si sofferma sull’insegnamento esoterico di Gesù agli apostoli, che vengono sin da subito presentati come diversi dal resto dei discepoli, ovvero dalla chiesa.

Ad essi viene detto di non muoversi fino alla discesa dello Spirito, per poi cominciare a predicare, concentricamente da “Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”.

L’ascensione è presentata come apoteosi del Re Vittorioso, e, come abbiamo già detto, come apertura di una nuova pagina, al contrario del Vangelo che usava la stessa scena per chiudere la storia del Gesù terreno. L’Ascensione permette anche di introdurre il tema del ritorno, ritorno corporeo, come sottolinea sin da subito Ignazio nella sua epistola agli Smirnei, e che deve essere preceduto dall’azione, come gli angeli ricordano agli apostoli immobili davanti alla scena.

Fermi, e poi in movimento, questa liturgia di movimenti verrà rispettata, e, in principio, la comunità si riunirà per pregare. I dettagli sono inseriti con dovizia: gli apostoli non sono soli, ma sono in compagnia delle donne, della famiglia di Gesù e di molte altre persone che compongono una piccola folla senza nome, in tutto 120 persone, il numero che all’epoca si riteneva minimo per poter costituire una sinagoga, ovvero una comunità indipendente. Il primo atto di questa comunità riunita, è ancora esoterico, nascosto, privato: per poter essere una adeguata testimonianza ai Giudei, bisogna ricomporre il numero dei 12. Qui Luca pone l’accento sull’ebraicità dell’insegnamento cristiano delle origini. Con il sermone di Pietro abbiamo una prima indicazione della ministerialità delle azioni dei 12, così che nemmeno Giuda può essere contato al di fuori del ministero apostolico, in quanto ha fatto solo quello che Dio aveva previsto di fargli fare. Il discorso di Pietro è omiletico nella forma e rivolto alla chiesa nella sua interezza, non tanto alla comunità riunita in quel momento. Più che essere una cronaca parola per parola di ciò che Pietro aveva pronunciato, il testo diventa una testimonianza valida per tutti, tanto da dover addirittura tradurre il termine aramaico, che i lettori greci non avrebbero capito. La ricostruzione dei 12 può avvenire solo se si sceglierà uno come loro, un testimone oculare, ecco perché Luca non accetterà, per Paolo il termine apostolo, perché per lui non ci può essere successione apostolica, solo i testimoni oculari (e ripetiamolo, Paolo non vedrà Cristo, perché accecato) hanno dignità apostolica.

Pentecoste, e tutto il capitolo 2, sono passi così importanti e densi che necessiterebbero di un tempo molto maggiore, e quindi vedremo solo la punta di un iceberg che avremo modo e tempo di investigare in altri momenti. Il nostro scopo manifesto, per questi studi, è studiare ed evidenziare quali sono i successi, gli errori, gli insegnamenti e gli avvertimenti riguardo alla conduzione della comunità, e all’evangelizzazione nel libro degli Atti.

Tralasciamo quindi il significato mistico della discesa dello spirito a Pentecoste, e cerchiamo di studiare cosa stessero facendo i discepoli.

Erano tutti chiusi in casa. Questo fatto, nei secoli è stato ritenuto un atto di codardia, forse perché la chiesa era ancora spaventata da ciò che era successo meno di due mesi prima, oppure come una risposta al primo comandamento di Cristo risorto che aveva comandato loro “di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre”. L’evento soprannaturale prende molti meno versi di quanti la cristianità vorrebbe, e abbiamo sprecato più parole su questo “parlare in lingue” di quante non ne sprechi la Bibbia stessa (anche considerando Paolo, e oggi non lo considereremo). L’attenzione di Luca si concentra invece su quel che succede dopo. L’evento soprannaturale porta i discepoli a predicare in maniera comprensibile, porta gli ascoltatori a capire e ad incuriosirsi, e porta Pietro, autoproclamatosi guida di questa chiesa, a predicare, per la seconda volta in due soli capitoli. Come abbiamo identificato prima, c’è una sosta, un’attesa, che si spende in preghiera, e poi l’azione di Dio, che si sviluppa in azione umana. Cominciamo a vedere uno schema che si ripete. Dalla preghiera, all’ascolto, alla potenza di Dio elargita, all’azione. Il risultato è, di nuovo, comprensione e curiosità: “Fratelli, che dobbiamo fare?”, e semplice è la risposta: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo”.

Il racconto degli esiti di quella Pentecoste è unico in tutta la Bibbia. Tremila convertiti, una comunità che va d’amore e d’accordo, che condivide tutto, persino le proprietà personali. Non andrà avanti così bene a lungo.

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