Solo un altro studio sugli Atti degli Apostoli – Introduzione – 1a parte

Apostles3.tif0. Introduzione.

Questo studio è stato condotto tra l’Ottobre 2013 e il Febbraio 2014 lungo svariati incontri. Le pericopi affrontate, per questo, sono spesso molto lunghe, e non rendono giustizia alla complessità e profondità del testo. D’altra parte, si è cercato di fermarsi sugli eventi più importanti con la cura necessaria, consapevoli che altri studi e altri approfondimenti sono sempre necessari.

Gli Atti degli Apostoli si presentano come una continuazione del lavoro fatto da Luca nel Vangelo che porta il suo nome. Il prologo dei primi versi e il racconto dell’Ascensione, presente anche nel Vangelo, si pongono come raccordo e cambio di marcia della seconda opera. Dove in Luca l’Ascensione è l’apoteosi del Cristo risorto, negli Atti è la conclusione del periodo di prova degli Apostoli e l’inizio del tempo dell’assenza di Cristo.

0.1 La divisione dell’opera

Il libro si compone di diversi racconti provenienti da materiali ben amalgamati dallo stile dell’autore e presentati con svariate tecniche letterarie, per proclamare le grandi opere di Dio. Lo stile e l’esposizione sono più ampi del Vangelo. Il libro può essere diviso in 6 sezioni maggiori:

1) In attesa dello Spirito Santo (At. 1:1-26). Dopo il prologo (At. 1:1-3), il racconto dell’Ascensione fissa l’attenzione dei discepoli sul tempo presente (At. 1:11). Al gruppo di apostoli circondati da qualche donna (At. 1:12-14) Pietro annuncia la necessità di colmare la diserzione di Giuda; il Collegio dei Dodici viene ricostituito con l’elezione di Mattia (At. 1:15-26).

2) La comunità intorno ai dodici apostoli (At. 2:1 – 8:1a). la discesa dello Spirito a Pentecoste (At. 2:1-13) provoca lo svilupparsi della comunità raggruppata intorno ai Dodici . Tre sommari (At. 2:42-47; 4:32-35; 5:12-16) sottolineano l’unanimità del gruppo, la sua esemplare comunione dei beni e l’efficacia della sua pratica di guarigione. La protezione che lo Spirito assicura si spinge fino a schiacciare coloro che minacciano l’ideale comunitario (At. 5:1-11). Ma questo meraviglioso accrescimento della Chiesa va di pari passo con un aumento dell’ostilità che le autorità giudaiche le rivolgono arresto degli Apostoli e comparizione al Sinedrio trovano il loro parossismo nel processo in la lapidazione di Stefano l’ellenista (At. 6:7 – 8,1a).

3) Da Gerusalemme ad Antiochia (At. 8:1b – 12;25). La crisi scaturita dal martirio di Stefano provoca la dispersione della Chiesa di Gerusalemme (At. 8:1b-4). La parola si diffonde in Samaria grazie all’attività evangelizzatrice di Filippo (At. 8:5-40), poi sulla costa mediterranea con l’apostolo Pietro (At. 9:32 – 11:18). L’incontro tra Pietro e Cornelio a Cesarea (At. 10:1-48) è un punto culminante del libro, perché Pietro è indotto sotto pressione divina ad accogliere un pagano nella Chiesa. la cristianità conosci oramai due poli: Gerusalemme, dove opera il Collegio dei Dodici condotto da Pietro e la diaspora, più precisamente Antiochia, dove per la prima volta gli adepti di Gesù sono chiamati cristiani (At. 11:26).

4) Il primo viaggio missionario presso i pagani (At. 13:1 – 15:35). Barnaba e Paolo, inviati dalla Chiesa di Antiochia, concretizzano l’apertura di Pietro verso i non giudei in un viaggio missionario a Cipro e in Asia Minore (At. 13 – 14). La strategia missionaria non cambia: si inizia predicando nella sinagoga, l’uditorio si divide, ma gli oppositori sono la maggioranza; l’ostilità provoca la partenza dei missionari ,che lasciano dietro di loro una comunità composta da giudei e non giudei. una svolta decisivasi verifica con l’assemblea di Gerusalemme (15:1-35), in cui viene preservata l’unità della chiesa: la salvezza predicata Barnaba in Paolo senza esigere l’obbedienza alla Legge è intesa come opera dello Spirito; viene richiesta solo l’osservanza di regole minime di purezza.

5) Paolo il missionario (15:36 – 21:14). Paolo ormai il protagonista della scena come missionario esemplare. Il nuovo viaggio lo conduce in Grecia e a Efeso, dove il Vangelo incontra la filosofia greca e il sincretismo greco-romano. La predicazione di Paolo non cessa di provocare l’aggressività dei giudei o l’antipatia delle folle, ma ogni volta il testimone del Cristo ricomincia; viene liberato miracolosamente dalla prigione a Filippi (16:16-40), cacciato da Tessalonica e Berea (17:1-15), deriso dai filosofi di Atene (17:16-34), denunciato davanti al proconsole di Corinto (18:12-17) e minacciato dagli artigiani di Efeso (19:21-40). Un ultimo viaggio di Paolo a Gerusalemme (20:1 – 21:14) è l’occasione per un discorso di addio agli anziani di Efeso.

6) Il martirio di Paolo da Gerusalemme a Roma (21:15 – 28:31). Gli ultimi otto capitoli del libro sono dedicati al martirio di Paolo: Il suo arresto al Tempio e la minaccia di linciaggio (21:15-36), la sua carcerazione a Cesarea (23:11 – 26:32), il trasferimento a Roma per essere giudicato dall’imperatore (27 – 28). Quest’ultima tappa è costellata di discorsi in cui Paolo proclama il Vangelo giustificando la sua conversione e difendendosi dall’accusa di infedeltà alla Legge: davanti al popolo di Gerusalemme (22:1-21), davanti al Sinedrio(23:6), davanti al governatore Felice (24:10-21), davanti al re Agrippa (26:2-29). Il viaggio a Roma conferma la protezione provvidenziale di cui beneficia l’apostolo (27:1 – 28:10); conduce ad un ultimo incontro con i giudei, che suggella l’insuccesso di Paolo nel convincere il popolo d’Israele e riconosce che “questa salvezza di Dio è stata inviata ai pagani” (28:28).

Il testo è evidentemente scritto come testimonianza della/alla terza generazione di cristiani. Probabilmente, quindi, è stato scritto prima della fine del I secolo, e ha per scopo la formazione e l’abilitazione dei discepoli.

Tre fattori svolgono un ruolo determinante per questa datazione:

a) L’insistenza degli atti sul rifiuto del Vangelo apposto dalla sinagoga sarebbe poco concepibile se il dialogo tra cristiani e Giudei fosse ancora aperto al momento della redazione dello scritto: il conflitto tra giudaismo e cristianesimo si inasprisce dopo il 70;

b) L’abbondante utilizzo dell’epiteto “i giudei” in senso spregiativo (da 9:23 in poi) implica che giudaismo e cristianesimo sono istituzionalmente separati;

c) la notevole differenza tra il ritratto lucano di Paolo e il pensiero dell’apostolo esposto nelle sue epistole rende improbabile l’ipotesi che fossero compagni, tranne se si reputa che Luca abbia frainteso l’apostolo; in compenso, è attestata da più parti la tendenza della terza generazione cristiana a magnificare il ricordo dell’apostolo. Il silenzio dell’autore sulla corrispondenza paolina rende improbabile una datazione alla fine del primo secolo.

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