Riforma – Un Giorno Una Parola – Salmo 57, 1

Cercare rifugio in Dio

Abbi pietà di me, o Dio, abbi pietà di me, perché l’anima mia cerca rifugio in te
(Salmo 57, 1)

Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano
(Matteo 7, 11)

Per un certo tempo, fu di moda costruire nelle case delle “Panic Room”, stanze totalmente impenetrabili e isolate dal resto, ma che permettono di controllare tutta la casa grazie a telecamere e microfoni, per essere sicuri in ogni situazione, anche nel caso fosse entrato qualcuno in casa. L’idea è che – totalmente separati dal mondo – possiamo essere al sicuro. Questo pensiero è sempre più comune.

Anche spiritualmente, ormai, i modelli di riferimento sono l’individualismo, l’indipendenza, l’isolazionismo. Anche per quanto riguarda la fede, vogliamo la nostra “Panic Room”, con visione chiara verso l’esterno, ma rimanendo impenetrabili, irraggiungibili. La Bibbia ci insegna l’esatto contrario. Abbiamo bisogno di uscire dal nostro bunker, e chiedere a Dio la sua misericordia. Non sarà rinchiudendoci, ma aprendoci, che avremo la sua attenzione, e, così, troveremo rifugio in Dio stesso, che ha tutti i vantaggi e nessuna delle controindicazioni di una panic room. Trovato rifugio in Dio siamo al sicuro, intoccabili dal mondo esterno, profondamente connessi allo Spirito, in pace. Ma allo stesso tempo siamo connessi con l’esterno, perché non siamo soli. Non solo abbiamo Cristo dalla nostra parte, ma condividiamo questo spazio sicuro con tutti coloro che confidano nel Signore, e possiamo così condividere le nostre ansie e preoccupazioni, ma anche le nostre forze. Cercare rifugio in Dio vuol dire abbandonare la solitudine e l’isolamento, ed entrare in comunicazione feconda, perché la misericordia di Dio è la mia àncora di salvezza.

Riforma – Un Giorno Una Parola – Romani 8, 1

“In Cristo Gesù”

Metterò il mio occhio su di loro per il bene; li stabilirò fermamente e non li distruggerò; li pianterò, e non lo sradicherò.
(Geremia 24, 6)

Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.
(Romani 8, 1)

L’altra sera guardavo un programma televisivo. I giudici dicevano a quelli che avevano appena passato la prova: “guardatevi intorno, tra di voi c’è il vincitore di questa gara!”. Tra me e me pensavo che se fossi stato lì in mezzo, avrei sperato di vedere solo futuri eliminati, perché avrebbe significato che sarei stato io a vincere! I bambini fanno spesso questo errore, se gli si chiede di contare un gruppo, contano gli altri, ma non se stessi. Ecco perché, per vedere veramente una cosa, bisogna starne fuori, in modo da osservarla da tutte le angolazioni. Non per niente la Scrittura chiama i credenti “santi”, ovvero “separati”, coloro che vedono il peccato da fuori, e lo possono vedere bene.

Ma da chi siamo stati separati, e dove siamo stati messi? Cristo è il nostro separatore. È colui che è venuto a separarci dal peccato, a darci la possibilità di vedere il mondo da una prospettiva diversa, ed è anche il luogo in cui ci ha separati. Ora noi “siamo in Cristo”, come fosse uno spazio. Qui, valgono regole diverse, non vale la legge del peccato che porta la morte, ma quella della grazia, che non prevede nessuna condanna. Questo non significa che la nostra vita sia senza difetto, ma che, vedendo il nostro peccato da fuori, possiamo analizzarlo da ogni prospettiva, pentircene e chiedere a Dio di aiutarci ad allontanarlo ulteriormente. Siamo noi che ci guardiamo in terza persona, da un luogo dove la condanna è sospesa, e la riabilitazione è possibile. “In Cristo Gesù” è la palestra della nostra nuova vita.

 

Riforma – Un Giorno Una Parola – Matteo 3, 16

In continuo dialogo con Dio

Lo Spirito del Signore riposerà su di lui; Spirito di saggezza e d’intelligenza, Spirito di consiglio e di forza, Spirito di conoscenza e di timore del Signore.
(Isaia 11, 2)

Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall’acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.
(Matteo 3, 16)

Al suo battesimo, Gesù riceve una testimonianza del Padre, rivolta a lui solo. Gesù vede la colomba e ascolta la voce del Padre che gli rivela chi veramente lui sia. Il Padre annuncia il Vangelo al Figlio. Dio predica a se stesso. È fonte di meraviglia scoprire che Dio ha predicato a se stesso, ma questo significa che il Vangelo è così importante che Dio se lo ripete addirittura tra sé e sé! E questa sorpresa ha un effetto anche nella mia vita!

Se il Padre raccontò il Figlio al Figlio stesso, durante il suo battesimo, allora racconterà me al mio battesimo. Il giorno in cui abbiamo accolto Gesù nella nostra vita, il Signore ci ha raccontato chi siamo, mentre ci svelava chi Lui è. E come l’intima connessione del Padre e del Figlio nello Spirito Santo da quel giorno non si interruppe mai, così lo Spirito Santo comunica con ogni credente tutti i giorni, tutti i momenti che decidiamo di passare in dialogo con Lui.

Il Signore ha tutta l’intenzione di spiegare chi siamo a noi stessi, di predicare il suo Vangelo, di rivelare la signoria di Cristo ogni volta che vorremo ascoltare. Se il Padre ha raccontato Cristo a lui stesso, posso stare certo che spiegherà Cristo a me, ogni volta che ce ne sarà bisogno, affinché il Vangelo di Gesù Cristo parli anche un po’ di me, e io, parlando della mia fede, parli anche la lingua del Vangelo.

Riforma – Un Giorno Una Parola – Ebrei 12, 1-2

Fissare lo sguardo su Gesù

Io ho sempre posto il Signore davanti agli occhi miei.
(Salmo 16, 8)

Corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta.
(Ebrei 12, 1-2)

“Non fissare la macchina davanti, altrimenti vai a sbattere”, fu il primo consiglio che mi diede l’istruttore di scuola guida mentre, terrorizzato, cercavo di sopravvivere al traffico. Chi tiene fisso lo sguardo su qualcosa, inevitabilmente tenderà verso quel punto, ma chi focalizza troppo la sua attenzione, rischia di non vedere quello che ha intorno. Da ragazzo ero solito leggere camminando, col rischio di prendere in pieno ogni palo che incontravo. Fosse successo, probabilmente avrei chiesto scusa e continuato dritto.

Chi fissa lo sguardo con miope concentrazione, anche se su Dio, rischia di non vedere il resto. Al contrario, Gesù dà forma e contenuto a tutta la gara che ci è proposta. Egli è la Via in cui corriamo, la Verità che ci fa da traguardo, e la Vita che ci aspetta come premio. In questo modo, fissare lo sguardo su Gesù non significa guardare un solo punto, ma poter spaziare lo sguardo su ogni aspetto della gara: guardare la strada che abbiamo davanti, e non quella tra i nostri piedi, per sapere cosa ci aspetta; fissare lo sguardo sul traguardo, perché ci dia forza e prospettiva e ci ricordi il significato del nostro sforzo; e fissare la nostra attenzione sul premio, non per avidità o vanagloria, ma per tenere a mente lo scopo della gara. E siccome Gesù ci ha ordinato di amarci gli uni le altre, “come io ho amato voi”, senza fissare troppo lo sguardo, possiamo anche guardare e prenderci cura dei nostri compagni di gara, anche loro impegnati nella dura fatica della prova.

Anche Genesi è Charlie Hebdo

genesischarlie

Alcuni dicono che la satira non ha limiti, anzi, che li deve varcare sempre, a rischio del cattivo gusto, inseguendo il disgusto insieme alla risata.

Alcuni, invece, dicono che a tutto c’è un limite, che non bisogna spingersi oltre, che ci sono dei limiti morali che nessuno dovrebbe mai varcare, per primo, o far varcare, in ogni caso.

Vi do una buona notizia. La Bibbia dà ragione ad entrambi!

Nella Genesi troviamo un passo di una ironia feroce, sarcastico e satirico, e, tra l’altro, non solo sconcio, ma che riflette anche uno dei tabù più ancestrali di ogni cultura:

“Lot salì da Soar per andare ad abitar sul monte insieme con le sue due figlie, perché temeva di stare in Soar; e si stabilì in una caverna, egli con le sue due figlie. La maggiore disse alla minore: «Nostro padre è vecchio, e non c’è più nessuno sulla terra per mettersi con noi, come si usa in tutta la terra. Vieni, diamo da bere del vino a nostro padre, e corichiamoci con lui, perché possiamo conservare la razza di nostro padre». Quella stessa notte diedero da bere del vino al loro padre; la maggiore entrò e si coricò con suo padre; ed egli non si accorse quando lei si coricò né quando si alzò. Il giorno seguente la maggiore disse alla minore: «Ecco, la notte passata io mi sono coricata con mio padre; diamogli da bere del vino anche questa notte e tu entra, coricati con lui, perché possiamo conservare la razza di nostro padre». E anche quella notte diedero da bere del vino al loro padre e la minore andò a coricarsi con lui; egli non si accorse quando lei si coricò né quando si alzò. Così le due figlie di Lot rimasero incinte del loro padre. La maggiore partorì un figlio, che chiamò Moab. Questi è il padre dei Moabiti, che esistono fino al giorno d’oggi. Anche la minore partorì un figlio, che chiamò Ben-Ammi. Questi è il padre degli Ammoniti, che esistono fino al giorno d’oggi. (Gen 19:30-38 NRV)”

Le figlie di Lot, nipote di Abramo, seducono il padre e, attraverso l’incesto, rimangono incinte. Di chi? Di Moabiti e Ammoniti, ovvero le popolazioni più vicine, i “cugini” per lo più nemici, ma a volte anche alleati per necessità.

E cosa dicono gli israeliti, di questi “cugini”? Che sono bastardi e figli di un incesto. Alla faccia del politically correct! Anche Genesi è Charlie Hebdo!

Dall’altro lato dello spettro, chi ha paura di ferire le coscienze, di mettersi in cattiva luce, chi pensa che ci debba essere sempre un limite, e che nemmeno Dio sta oltre il limite. Vi presento il profeta Ezechiele:

“«…Mangerai delle focacce d’orzo, che metterai a cuocere sopra escrementi d’uomo, in loro presenza». Il SIGNORE disse: «Così i figli d’Israele mangeranno il loro pane contaminato, fra le nazioni dove io li caccerò». Allora io dissi: «Ahimé, Signore, DIO, ecco, io non mi sono mai contaminato; dalla mia infanzia a ora, non ho mai mangiato carne di bestia morta da sé o sbranata, e non m’è mai entrata in bocca nessuna carne impura». Egli mi disse: «Guarda, io ti do dello sterco bovino, invece di escrementi d’uomo; sopra quello cuocerai il tuo pane!»” (Ez 4:12-15 NRV)

Ezechiele è disgustato dall’idea di dover cucinare su feci umane, e per di più di dover mangiare il cibo impuro che ne verrà fuori. Ha paura del giudizio della gente? Chissà. Fatto sta che si autocensura, e la sua profezia perde subito il mordente che avrebbe avuto se la gente l’avesse visto mangiare cibo cotto con le sue stesse feci, come un Luttazzi qualunque che finge di bere la pipì di una soubrette.

Come vedete, per ogni sentimento c’è un passo biblico, perchè la Bibbia non è un manuale d’istruzioni, ma assomiglia ad un’enciclopedia per esempi.

Ma questo vuol dire che nè gli oltranzisti della libertà d’espressione, nè i fanatici della censura possono uccidere in nome della Bibbia. Nè del Corano, per quanto vale.

I libri sacri sono contenitori di senso, non indicazioni di sdegno. Chi si sdegna Bibbia alla mano va coperto di ridicolo, altro che dargli l’importanza del terrorista!

Je Suis Charlie?

Strumenti, non strumentalizzazioni.

Fatto: Persone mascherate e armate irrompono nella redazione di un giornale e uccidono. Gridano frasi elogianti una religione.

Risposta:
Alcuni atei dicono: “questo è quel che fa la religione”. Questa è una STRUMENTALIZZAZIONE.
Alcuni cristiani dicono: “questa è la natura dell’Islam”. Questa è una STRUMENTALIZZAZIONE.
Quelli di destra dicono: “questi sono tutti gli arabi”. Questa è una STRUMENTALIZZAZIONE.

Stiamo girando tutti armati di strumentalizzazioni, e non abbiamo paura ad usarle.
Chissà se avessero gridato “evviva la madonna!”, oppure “Per Hawkins e Dawkins”, cosa avremmo detto?
Perchè non importa cosa abbiano gridato, ma che abbiano ucciso, e se io fossi un integralista cristiano, sarei il primo a cercare di far cadere la colpa sui musulmani.
Strumentalizzazione e dietrologia sono le uniche armi che sembrano esserci rimaste.

E poi ci lamentiamo dei complottisti, di Ferrara, Allam o Adinolfi.

Io sto con Charlie Hebdo, perché sto con la libertà di opinione. E per lo stesso motivo sto con i musulmani d’Europa, che cominciano ad avere una fisionomia propria, innegabile, che sono cittadini del nostro stesso mondo, che sono persone pacifiche che non vogliono altro che vivere in grazia di Dio.

E per chi pensa che ci sia un “pericolo terrorismo” nell’Islam, ricordo che i mafiosi sono tutti devoti cattolici, che l’apartheid era sostenuto dagli evangelici, come la pena di morte in USA, e che gli assassini seriali sono spesso atei.

Così, perchè a generalizzare e strumentalizzare siamo capaci tutti.
(a parte la storia dei mafiosi, e dell’apartheid, che sono vere e disgustose.)

Anche i Benigni grideranno!

I Benigni grideranno: piccola meditazione su Benigni, i 10 Comandamenti e i 4 milioni di compenso.
(Originariamente pubblicata su Facebook il 21 Dicembre 2014)

Ancora non ho visto lo spettacolo, ma mi trovo in una situazione abbastanza chiara: alla maggioranza degli amici credenti, lo spettacolo è piaciuto. I non credenti si dividono, quindi, a conti fatti, direi più si che no.

Ma quando si parla di soldi, ecco la levata di scudi, e la lavata di capo: Benigni sta cosa doveva farla gratis, per la maggior parte della gente.

Certo, un premio Oscar, conosciuto in tutto il mondo, con la parlantina per tenere ore la gente davanti alla televisione a parlare di Divina Commedia, Costituzione, Inno di Mameli, tutte cose che gli italiani venderebbero per un gratta e vinci, dovrebbe fare le cose gratis perché sì.

Comunque, mi rivolgo in particolare agli amici credenti:
Diciamo che Benigni ha sbagliato. Diciamo che è peccatore (come tutti), diciamo che è irredento, diciamo che è un delinquente, un assassino, un blasfemo, che ha preso troppi soldi e li userà per i motivi sbagliati.

Quindi basta che il tramite sia indegno, e la debole e sciocca parolina di Dio non vale più?

Nel caso ditemelo, che smetto subito di ingannarvi, perchè anche io ho sbagliato, sono un peccatore irredento, un delinquente, per quanto ne sapete voi di me, potrei essere un assassino, e di sicuro uso male la mia vita, figuriamoci i miei soldi.

Poi penso a Zaccheo, a Levi, a Nicodemo, ai peccatori e le prostitute che mangiavano con Gesù, all’adultera alla quale Gesù dice di non peccare più, ma non torna a controllare, penso alle pietre che grideranno, se noi taciamo.
E allora, le pietre possono gridare la Parola di Dio e un ricco no? Un comico? Uno che prende 4 milioni?

Ascoltare la Parola di Dio e guardare il predicatore non è cristianesimo, ve ne rendete conto, vero?
Ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica, quello è cristianesimo.

E come Benigni la mette o la metterà in pratica, anche con quei 4 milioni in più, è questione tra lui e il Signore, e noi abbiamo l’ordine da Gesù di non giudicare, l’ORDINE, non il consiglio, o saremo giudicati con lo stesso metro. Per quanto siano infinitamente meno, noi che facciamo, con i nostri soldi?

Quindi, se volete dire che Benigni ha fatto un brutto spettacolo, ditelo.
Se volete dire che ha preso troppi soldi, ditelo.

Anche secondo me ha preso uno sproposito, ma capisco le regole del mercato e che un premio oscar di fama internazionale che ha una storia di share incredibile con argomenti “noiosi” possa prendere 4 milioni è quasi accettabile, in quel mondo.

Ma non dite che il senso di quel che ha detto è inficiato dal fatto che ha preso quei soldi, oppure state dicendo che solo i puri possono predicare l’evangelo, che lo Spirito non solo non soffia dove vuole, ma è legato alla moralità di chi testimonia, e che, insomma, Dio è troppo puro per la bocca dei peccatori, oppure troppo debole per imporsi su di essi, nonostante essi.

Se è troppo puro, io vado a fare il macellaio oggi, perché sono totalmente indegno della sua Grazia.
Se è troppo debole, mi cerco un dio migliore, il sesso, il potere, il denaro, il successo, perché già la mia vita è infima, figuriamoci se seguirò un dio infimo!

Quindi, ricordate, se noi stiamo zitti, o siamo incapaci di predicare a 10 milioni di persone in tutta Italia, anche i Benigni grideranno!