Giona, molto più di una balena. 1 – Alzati e va’ – Ubbidienza nella disubbidienza

Pubblico in rete, e con l’occasione riesumo questo povero blog, i 4 studi che dovevano essere condotti quest’anno in Largo Chiesa, a Mottola.
Per ragioni contingenti, solo due sono stati svolti in quella location, e quindi li presento ora in forma scritta.
Mancano completamente le note e gli interventi dei presenti che arricchiscono non poco il materiale, ma si sa, le cose vanno vissute dal vivo!
Le puntate saranno pubblicate una alla settimana.

Capitolo 1: Alzati e va’ – Ubbidienza nella disubbidienza

C’era una volta un profeta famoso in tutto Israele per aver profetizzato il riallargamento dei confini del Paese, a cui Dio voleva affidare un’altra profezia.

Questo profeta, il cui nome era Giona, un giorno sentì, dunque la Parola di Dio dirgli: «Alzati, va’a Ninive, la gran città, e proclama contro di lei che la loro malvagità è salita fino a me».2

Giona si alzò subito e si mise in viaggio, ma se per andare a Ninive bisognava andare ad est, lui prese la via dell’ovest, dalla parte opposta di dove il Signore gli aveva detto di andare.

Voleva andare dall’altra parte del mondo, e trovò una nave che faceva al caso suo, mercanti, o pirati, chissà, all’epoca le distinzioni non erano molto chiare, di molti paesi diversi erano diretti addirittura in Spagna dove, pensava Giona, Dio non l’avrebbe mai trovato.

Dicono alcuni che Tarsis, in Spagna, fosse stata sin da subito l’idea di Giona e che Dio avesse cercato di accontentarlo, facendo tornare la nave dei mercanti, già partita, a causa di una forte tempesta.

Ma Dio aveva altri piani, e quando la nave era già lontana da ogni porto, Dio fece ritornare la tempesta che aveva trattenuto, e la scagliò sulla nave in tutta la sua potenza, fino a far strappare le vele e far tremare ogni asse di legno, ogni albero, ogni passeggero.

I marinai, pur avvezzi ad ogni tempo atmosferico, non avevano mai visto nulla di simile e ognuno di loro prese ad invocare i propri dei del tuono, del mare, della tempesta: Ba’al Hadad, Baal Teshub, Marduk, Zeus Brontes, Aplu e Giove Pluvio, in preghiere urlate contro il vento, mentre facevano di tutto per alleggerire la nave dal loro carico, pensando e ripensando a cosa, o chi, li avesse gettati in questa situazione. Era chiaro che gli dei erano infuriati, ma per cosa? Per il commercio in sé? Per le merci illegali che stavano contrabbandando? Per le scorrerie sulla costa che avevano previsto? Per qualche rito che non era stato compiuto bene, o fino in fondo, o del tutto, prima di partire?

Tutti lavoravano alacremente per la salvezza propria e degli altri, veloci, ma confusi, come in un formicaio agitato da un bambino con un ramoscello. Tutti, tranne uno. Il grande profeta famoso in tutto Israele, dormiva profondamente, ignaro di tutto, come se tutto quello che stava succedendo sopra coperta non gli interessasse minimamente.

Il capitano, sceso per controllare che non ci fossero falle nella stiva, aveva trovato il passeggero comodamente adagiato sui sacchi di grano, e aveva perso, d’un tratto, tutta la compostezza che aveva mostrato fino a quel momento dando ordini ai suoi uomini.

Aveva svegliato Giona con un calcio e gli stava gridando tutto il suo terrore e la sua indignazione a vederlo dormire così pacifico, durante un tale disastro mortale.

CAPITANO: «Che fai qui? Perché non sei sul ponte? Come osi? Pensi che, solo perché hai pagato, non devi stare sul ponte ad aiutare, come tutti gli altri? Dormi? Come fai a dormire con il vento, con le onde, con i tuoni, i lampi, i fulmini, con la paura di morire che prende lo stomaco? Alzati, invoca il tuo dio, se ne hai uno! Se non saranno i nostri, a pensare a noi, forse sarà il tuo, a patto che egli ti perdoni per quel che hai fatto!».

Altri erano scesi, sorpresi ed incuriositi dalle grida, ed alla fine si erano rifugiati tutti nella stiva, visto che nulla poteva essere più fatto fuori. Il terrore si era trasformato in determinazione, alcuni erano pronti alla morte, altri pronti a tutto pur di non morire. Tentarono l’unico sistema di divinazione che conoscevano, tirare a sorte. Forse il destino avrebbe indicato chi era il colpevole di questa punizione che rischiava di ucciderli tutti!

Provarono tutti i sistemi a loro conosciuti, i dadi, le ossa, i legni e le rune fenicie, e tutte le volte, il risultato era sempre lo stesso: la colpa era del passeggero, Giona, il profeta famoso in tutto Israele

CAPITANO: «Possibile che sia tu la causa di questa disgrazia? Oppure tu conosci il motivo? Ecco perché eri così tranquillo! Ma se tu muori, anche noi siamo morti! Chi sei? Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni? A quale dio rendi conto, e perché sei da lui così odiato, da mettere in pericolo tutta la nave?»

GIONA: «Solo dei pirati stranieri, gentili senza la minima cultura, potrebbero fare una domanda del genere. Da dove vengo io tutti sanno chi sono! Io sono Giona, famoso in tutto Israele come profeta del Signore, il Dio Altissimo. Io ho profetizzato a Geroboamo che avrebbe riconquistato gli antichi confini, io ho gridato l’ira di Dio a Gerusalemme, e loro si sono pentiti, evitando la punizione! Sono Ebreo e temo il SIGNORE, Dio del cielo, che ha fatto il mare e la terraferma, l’unico Dio vivente, l’unico che può ascoltare le preghiere ed esaudirle, al contrario dei vostri idoli d’oro e terracotta, che mai nulla faranno per voi, se non vedervi morire inermi!».

CAPITANO: “Perché ci hai fatto questo? Da cosa fuggivi quando sei corso su questa nave, come se gli inferi ti stessero inseguendo? E se tu sei la causa di tutto ciò, che dobbiamo fare di te perché il mare si calmi, almeno per noi?

GIONA: “Fuggivo dalla presenza del Signore. Egli mi ha parlato, e mi ha detto «Alzati, va’ a Ninive, la gran città, e proclama contro di lei che la loro malvagità è salita fino a me», ma io sono andato dalla parte opposta. Ora il Signore vuole la mia vita, e non c’è nulla che si possa fare. Finché io sono tra voi, siete morti come me, ma se mi getterete in mare, la tempesta si calmerà. Dio è potente, ma non è crudele, dategli me, e risparmierà voi.

CAPITANO: “Non lasceremo che tu ti immoli per noi, saremo gentili, come tu dici, ma non amiamo i sacrifici umani, faremo di tutto per riportarti a riva, e da lì il tuo Dio ti tratterà come vuole! Forza, uomini, alle panche! Le vostre braccia dovranno scoppiare, sui remi, prima che noi si debba gettare ai pesci e alla vendetta del suo Dio, un profeta così famoso in Israele! Di noi si dirà che saremo periti combattendo per il diritto di vivere! Su, animo, più forza in quelle braccia! Non siamo più vicini alla riva di quanto non fossimo ore fa! Non abbattetevi, stringete i denti fino a romperli, non daremo un uomo in pasto al suo Dio, quale che sia il suo peccato! Se il mare spinge verso la morte, la nostra volontà ci porterà in salvo! Cosa? Eppure molte altre volte abbiamo avuto la meglio sul mare in tempesta! Quanto è forte questo tuo Dio? Meglio sarà condannarne uno, per la salvezza di tutti? Che scelta atroce! SIGNORE, non lasciarci perire per risparmiare la vita di quest’uomo e non accusarci del sangue innocente; poiché tu, SIGNORE, hai fatto come ti è piaciuto!

Gli uomini della nave salirono sul ponte, e con estrema riluttanza, si prepararono a immolare un uomo, ai loro occhi innocente, per guadagnare la vita, pagata da un Dio che, fino a quel giorno, non conoscevano. Si dice che lo legarono stretto con una corda, e lo calarono in mare. Quando il suo corpo era quasi completamente immerso, la pioggia, di colpo cessò, il vento calò in bonaccia, e le nubi si aprirono. Colpiti dal prodigio, i marinai pensarono ad una prova di fede, e cercarono di ritirare su Giona, ma il mare salì di nuovo come un’improvvisa marea, e gli uomini abbandonarono ogni speranza di salvare il profeta. Così Dio aveva deciso, così sarebbe stato.

Come l’ombra di Giona scomparve nelle profondità marine, così il mare si calmò, e la loro navigazione riprese come se nulla fosse accaduto.

CAPITANO: “Mai avevo assistito a tanto potere, mai avevo visto la volontà di Dio con tanta chiarezza, mai avevo visto preghiere e punizioni portate a compimento nello stesso tempo. Questo Dio è potente. Il profeta disse che è l’unico Dio. Di sicuro egli è vivente. Venite, uomini, offriamo un sacrificio al Dio di Giona, perché eravamo come morti, e siamo tornati in vita.

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